
La Corte Costituzionale si è pronunciata ed ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sull’autonomia differenziata. Si dovrà aspettare il 10 febbraio per poter leggere integralmente le motivazioni della sentenza della Corte, che nel frattempo ha fornito una sintesi delle sue ragioni tramite un comunicato stampa. “L’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari. Ciò pregiudica la possibilità di una scelta consapevole da parte dell’elettore” questo è quanto stabilito dai giudici della Consulta.
Il referendum, appoggiato da quasi tutti i partiti di opposizione e da numerose associazioni, chiedeva l’abrogazione totale della legge approvata dal Parlamento a giugno, la quale definisce i principi e le modalità che le regioni devono seguire per richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia dallo Stato.
Inoltre, l’esito della Corte ha suscitato grande attesa sia per il referendum, sia perché parliamo di una legge che non riceve il pieno appoggio dal governo. L’autonomia differenziata è stata fortemente voluta dal ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli (Lega), stabilisce come le regioni possano chiedere e ottenere la gestione autonoma di alcune materie attualmente sotto la competenza dello Stato centrale: essa definisce il processo da seguire per avanzare una richiesta e negoziarne i dettagli.
Già nel novembre 2024, la Corte Costituzionale aveva dichiarato la struttura della legge sull’autonomia differenziata illegittima, sottolineando che vi dovranno essere varie modifiche per essere applicata. A questo punto diventa di fondamentale importanza aspettare le motivazioni sull’inammissibilità del referendum, in quanto quest’ultimo avrebbe abrogato una legge che comunque al momento, per com’è strutturata, non potrebbe entrare in vigore.
Intanto, la scelta della Consulta è comunque “particolare” in quanto si oppone al parere della Corte di Cassazione, che aveva invece riconosciuto la validità del referendum dopo la decisione della Corte Costituzionale di novembre.
La Corte doveva pronunciarsi non solo su questo quesito, ma anche su altri entro il 20 gennaio: uno riguardava le modifiche alle norme sulla cittadinanza, mentre gli altri quattro trattavano tematiche legate al lavoro. Per i quesiti dichiarati ammissibili, i cittadini voteranno in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno, in conformità con quanto stabilito dalla legge.
Il primo referendum abrogativo riguarda la cittadinanza italiana e chiede quanto segue: dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana. Poi c’è il secondo, denominato “Piccole imprese – Licenziamenti e relativa indennità”; il terzo riguarda la disciplina dei licenziamenti illegittimi, con particolare riferimento al contratto di lavoro a tutele crescenti.
Il quarto referendum abrogativo propone l’abrogazione parziale delle norme che regolano l’apposizione di termine ai contratti di lavoro subordinato, inclusa la durata massima e le condizioni per le proroghe e i rinnovi. Infine, l’ultima richiesta riguarda l’esclusione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per gli infortuni subiti dai lavoratori dipendenti di imprese appaltatrici o subappaltatrici, in relazione ai rischi specifici legati alle attività delle suddette imprese.
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