
Di cattedrali nel deserto e progetti abbandonati a se stessi, a Mondragone, se ne hanno fin troppi, e abbiamo avuto modo di parlarne in più di un’occasione. Tuttavia, è questione più recente il dibattito che si è acceso nuovamente circa il restauro della Rocca Montis Dragonis – tra i simboli più noti e indiscussi della città -, sul progetto non ancora partito e sui fantomatici finanziamenti da parte della Regione non ancora arrivati.
L’approvazione del progetto di restauro della Rocca Montis Dragonis – un edificio federiciano, nonché uno dei castra exempta di Federico II – risale a gennaio 2023. Per un ammontare di 2,5 milioni di euro, il progetto consisteva non solo nel recupero e nel restauro della struttura, ma anche l’adeguamento delle vie d’accesso a esso. Nel progetto erano inclusi anche un sistema di illuminazione scenografica – qualche tentativo a tal proposito c’è stato, sulla Rocca, ma senza risultati particolarmente brillanti -, la realizzazione di una strada d’accesso per la località Cantarella, la pavimentazione del piazzale delle Tre Fontane e la creazione di un info point. Dell’attuazione del progetto, tuttavia, non se n’è vista neanche l’ombra.
A puntare nuovamente l’attenzione su questo progetto irrealizzato è Antonio Belli, dirigente di Fratelli d’Italia: «Altro che grande opera finanziata dalla Regione; la realtà è che la ditta incaricata ha ricevuto soltanto un piccolo acconto proveniente dalle casse comunali, mentre dei fondi regionali non è mai arrivato un centesimo. Tutto fermo, tutto abbandonato. È una storia fatta di promesse e propaganda». Scagliandosi contro il Sindaco Francesco Lavanga e il Consigliere Regionale Giovanni Zannini, aggiunge: «Zannini oggi milita in Forza Italia, ma continua a rivendicare progetti mai completati e a intestarsi opere che non partono. Lo stesso vale per il sindaco Lavanga, che ha trasformato Monte Petrino in un simbolo di promesse mancate. Intanto, la ditta aspetta e la nostra Rocca resta nel degrado».
Dopo le Terme Petrinum e la Casa del Mare, all’elenco va aggiunta anche la mancata riqualifica di un sito archeologico di importanza straordinaria non solo per la storia del territorio mondragonese, ma soprattutto per un turismo culturale che, a distanza di anni, fatica ancora a decollare.
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