
Palermo si sta preparando a commemorare uno degli eventi più tragici della storia dell’Italia Repubblicana: la strage di via D’Amelio. A morire in quel terribile pomeriggio di 33 anni fa, furono il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Numerose le iniziative partite a Palermo già negli scorsi giorni che vedranno il culmine nella giornata di sabato. Tra le tante, sarà inaugurata la mostra “La scia di sangue della stragi in Italia. Mafia eversione nera, servizi deviati e poteri infedeli” a cura di Gaetano Porcasi.
«Dal punto di vista giudiziario ci troviamo in uno dei periodi più neri, da trent’anni a questa parte – afferma Salvatore Borsellino ad ANSA – Oltre agli innumerevoli depistaggi, che sono avvenuti nel corso dei processi Borsellino uno e due, si è dovuto addirittura arrivare al quater, per avere uno spiraglio di giustizia. Adesso siamo passati ad un altro livello: dai depistaggi organizzati dai servizi segreti, da La Barbera, attraverso Scarantino, siamo giunti ai depistaggi istituzionali. Quello che sta mettendo in atto la commissione parlamentare Antimafia, in linea con la procura di Caltanissetta, è un vero e proprio depistaggio istituzionale»
A partire dal 17 luglio, in via D’Amelio, saranno esposte le opere dell’artista antimafia Gaetano Porcasi raccolte nella mostra “La scia di sangue della stragi in Italia. Mafia eversione nera, servizi deviati e poteri infedeli”. Le opere di Gaetano Porcasi raccontano le persone e i volti di coloro che si sono battuti, al costo della propria vita, per contrastare il fenomeno mafioso.
Intercettato ai nostri microfoni, il Maestro Gaetano Porcasi ha ribadito la necessità di un impegno civile ancora più forte. “La pittura d’impegno civile nasce da un’esigenza di memoria: è lo specchio di un periodo del Paese che non va dimenticato. Era il tempo in cui se non avevi “protettori” non eri nessuno; il periodo in cui bisognava avere paura di usare alcune parole, perché ad ogni frase poteva corrispondere una reazione violenta. L’arte mi è venuta in soccorso, per rendere testimonianza di chi ha deciso di non piegarsi al potere mafioso; è un coraggio che oggi guardiamo con nostalgia e ammirazione, la mia arte serve per dire che quella passione esiste ancora in ognuno di noi. Via D’Amelio è il luogo in cui questo moto interiore acquisisce un valore solenne, di un impegno a ricordare che ci fa diventare tutti uguali. Tengo a ringraziare Salvatore Borsellino, da sempre un esempio di rivalsa di coloro che non ci stanno“.
In particolare, le opere esposte nel luogo della strage, che saranno esibite fino a domenica 20 luglio, ripercorrono la vita del giudice Borsellino e degli attimi che hanno cambiato il Paese e saranno esibite fino a domenica 20 luglio.
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