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Il ritorno della paura: ce l'abbiamo un futuro?

Giovanni Basile
Giovanni BasileRedazione Informare
19 aprile 20244 min di lettura

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Il ritorno della paura: ce l'abbiamo un futuro?

Indice (3)

  • 1L’insicurezza dei giovani
  • 2Ancore di ansie nei mari di instabilità 
  • 3Allora ce l’abbiamo un futuro? 

Oggi, come nella Bella Époque degli inizi del XX secolo, dove la rapida modernizzazione industriale e l’apertura verso prime forme di globalizzazione avevano generato un clima di ottimismo e fiducia nel progresso soprattutto in Europa, ci troviamo di fronte a una situazione drammaticamente simile.  

È il ritorno alla paura, una paura mai realmente scomparsa, comune a ogni epoca storica, ma che oggi si manifesta in forme nuove e complesse. La sfida del nostro tempo è affrontare queste paure senza farci sopraffare dal senso comune di insicurezza, ma ritrovando la nostra umanità. 

L’insicurezza dei giovani

Durante la Bella Époque, nonostante l’apparente prosperità, sotto la superficie covavano tensioni ultranazionalistiche e competizione tra le potenze mondiali, che avrebbero presto portato allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Oggi, un pò come cento anni fa stiamo assistendo al ritorno di antiche paure che sembravano ormai superate. La fine del mondo unipolare, caratterizzato dalla predominanza degli Stati Uniti dopo il crollo dell’Unione Sovietica, e il riemergere di tensioni geopolitiche tra Oriente e Occidente, insieme agli impatti dei cambiamenti climatici, stanno generando un diffuso senso di insicurezza, soprattutto tra i giovani. Questo scenario è aggravato dalla crisi economica globale, dalla pandemia di COVID-19 che abbiamo affrontato e dai rapidi cambiamenti tecnologici come le intelligenze artificiali che modificano il nostro modo di lavorare.  

In poche parole, il mondo è cambiato, e non è più un posto sicuro. La competizione tra le potenze si è trasformata: non più solo confronti militari o espansionismo territoriale, ma anche guerre commerciali, cyber-attacchi, disinformazione e competizione per il controllo delle risorse naturali e delle tecnologie emergenti. L’Oriente, con la Cina e la Russia in testa, sfidano apertamente l’Occidente, proponendo alternative sia economiche che politiche. Parallelamente, i cambiamenti climatici rappresentano una minaccia esistenziale che richiede una risposta globale coordinata. Fenomeni come ondate di calore estreme, incendi devastanti, uragani, scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare mettono a rischio la sicurezza alimentare di milioni di persone. 

Ancore di ansie nei mari di instabilità 

L’altro grande timore delle nuove generazioni è legato ai cambiamenti climatici e al futuro stesso del pianeta. Gli effetti del riscaldamento globale sono ormai tangibili e sempre più violenti. La sensazione è che il pianeta sia sull’orlo di una crisi irreversibile, e che i governi non stiano facendo abbastanza per evitarla. In questo contesto, non stupisce che soprattutto i giovani vivano un profondo senso di ansia e insicurezza, solo negli Stati Uniti tra il 17 e il 25% soffrono di Ecoansia, la paura del domani legata alla crisi climatica. Sono loro che dovranno affrontare un futuro pieno di incognite, tra conflitti, crisi ambientali e difficoltà economiche. Il timore della guerra nucleare, che sembrava relegato al passato, si riaffaccia con forza. Così come la paura per il proprio futuro in un pianeta che potrebbe diventare inospitale. Ora più che mai si vive nella paura del se ci sarà mai un domani. 

Allora ce l’abbiamo un futuro? 

Nonostante le attuali difficoltà, è fondamentale guardare al futuro, evitando di lasciarsi sopraffare dalla paura. Come sottolineava il poeta Eugenio Montale, i problemi del nostro tempo, per quanto gravi possano sembrare, sono destinati a trovare una soluzione. Le guerre, per quanto devastanti, alla fine passano e le civiltà riescono a risorgere dalle loro macerie. L’importante è non cadere nella trappola di “ammazzare il tempo”, evitando di riempire il vuoto con distrazioni superficiali, ma piuttosto cercare un senso più profondo all’esistenza. Il nuovo avvenire, i giovani, che si trovano a navigare in un mare di incertezza, hanno il potenziale per essere i veri protagonisti in questa ricerca di significato. Spetta a loro, armati di creatività e impegno, costruire un futuro migliore. Questo futuro può essere fondato sulla riscoperta e sulla valorizzazione della parte più bella e creativa di noi. Inoltre, vi è la speranza che la tecnologia venga utilizzata come strumento per migliorare la condizione umana, anziché come mezzo di distrazione, passiva fra reel e tiktok, dalle questioni fondamentali della vita. Se le nuove generazioni saranno capaci di vivere il loro tempo con coraggio e consapevolezza, senza dubbio avranno la possibilità di sorprenderci positivamente. È attraverso il loro sguardo fresco e le loro azioni innovative che potremo affrontare le sfide del presente e del futuro. La chiave sta nel mantenere viva la speranza e nello stimolare un impegno attivo verso il cambiamento, per garantire che il domani sia luminoso non solo per loro ma per l’intera umanità. 

Tags
  • #futuro
  • #giovani
  • #paura
Giovanni Basile
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