
Non sarà stata la vittoria più scintillante e spettacolare in una delle finali della sua carriera, ma il successo di Jannik Sinner a Cincinnati è tremendamente importante. L’altoatesino ha battuto nell’ultimo atto del torneo Atp 1000 americano Francis Tiafoe (beniamino di casa) con un secco 2-0, 7-6(4) al primo set e 6-2 al secondo. Un primo set combattuto punto su punto, che ha visto però il numero uno al mondo piazzare più punti pesanti nel momento decisivo, al tie-break, quando lo statunitense si è dovuto inchinare. Il k.o. parziale è arrivato all’inizio del secondo set, con Sinner che ha strappato subito il break all’avversario al primo gioco e si è messo a distanza di sicurezza (successivamente ne conquisterà un altro). “Il ritorno di Jannik” si potrebbe pensare, se si considera soprattutto l’ultimo suo periodo che ha preceduto i giorni di Cincinnati, tra infortuni che gli hanno costretto a saltare le Olimpiadi di Parigi e lo stato di forma non esaltante e altalenante mostrato contro Andrey Rublev a Montreal. Trionfo fondamentale dunque, il secondo targato Usa dell’anno, in quanto permetterà all’altoatesino di conservare la prima posizione del ranking a prescindere da ciò che succederà allo US Open, prossima tappa prestigiosa del circuito.
È un Jannik Sinner straordinario quello visto in tutto il 2024, nonostante diverse settimane di problemi fisici accusati e l’assenza ad un appuntamento che, a detta del tennista italiano, rappresenta una delle competizioni più affascinanti per chi pratica questo sport: i Giochi Olimpici. Ma veniamo ai numeri. A Cincinnati l’altoatesino ha conquistato il suo quinto titolo stagionale (il 15esimo della sua carriera), il secondo 1000 dell’anno, dopo Australian Open, Rotterdam, Miami ed Halle. La vittoria in finale contro Tiafoe è la 49esima dall’inizio di gennaio, a fronte di sole cinque sconfitte maturate. Nella conferenza stampa pre-partita, il 26enne tennista americano aveva detto ai giornalisti: “Non scherziamo. È vero, forse avrò il pubblico a mio favore, ma lui ha vinto quasi cinquanta match quest’anno, dimostrando di essere l’uomo del momento da battere. È il favorito”. La superiorità di Sinner, d’altronde, è emersa anche in campo, con il numero venti del ranking che ha tenuto botta solo nel primo set, per poi sciogliersi quasi del tutto quando a entrare in gioco sono stati l’esperienza e il dover piazzare punti di ferro. C’è ancora un altro dato che sorprende, il quale testimonia meglio quanto detto poc’anzi: Jannik ha portato a casa gli ultimi 12 tie-break disputati. Nessuno come lui con questa striscia positiva.
Numeri incredibili, quindi, per un atleta che per quasi due mesi non è stato al 100% della condizione. In realtà, ancora oggi probabilmente è lontano dal suo massimo. Lo si è notato soprattutto durante le partite contro Rublev ai quarti e Zverev in semifinale. Troppi errori, soprattutto al servizio e nel dritto, che per fortuna non hanno compromesso il cammino verso la finale, sulla carta più “agevole”. In compenso, a Cincinnati Sinner ha elevato all’ennesima potenza forza di volontà, tenacia, corsa e cuore, sopperendo da campione alle difficoltà sorte. Per questo il successo di poche ore fa è di tipo nuovo per l’italiano, che fino ad ora aveva sempre trionfato nelle finali brillando. Esso costituisce un altro step di crescita, aggiunge un altro tassello alla sua esperienza e dimostra che anche i muscoli a volte possono essere decisivi. Prima del torneo Jannik aveva detto: “Spero di fare più partite possibili qui per arrivare al meglio allo US Open”. È arrivato addirittura in finale, e l’ha vinta. Se questa è la premessa per il prossimo Slam, allora ben venga.
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