
Artista ribelle e dandy, Oscar Wilde è fra gli scrittori che più hanno raggiunto un successo epocale e popolare. Chissà se le ragioni di questo successo vadano ricercate più nella sua capacità di comunicare l’intensità del vivere, quella pressione dell’indicibile che vuole esprimersi, o nella fascinazione allettante e voluttuosa che egli dà della rappresentazione del mondo.
«My life is like a work of art» è il suo celebre motto, fatto oggetto di tante estetiche e di tante poetiche.
Wilde dà voce alla vita che si ribella alle catene della società, al perturbante vizio che ingaggia un fatale confronto con la virtù. Ma Wilde non rifiuta la società in cui vive, anzi prova un masturbante desiderio nel farne parte e dell’essere anticonvenzionale rispetto ad essa. Wilde è dandy e non bohemian; e in quanto dandy la sua eleganza è simbolo di una superiorità di spirito. Lui usa la sua volontà per sorprendere, e il suo individualismo per rivendicare una libertà assoluta.
E solo grazie a questa libertà è possibile creare, levigando con manifestazioni dell’animo, la bellezza dell’arte pura.
«There is no such thing as a moral or immoral book. Books are well written or badly written. That is all». Con queste parole Wilde incide una svolta nella storia dell’arte letteraria, svincolandola dalle catene del didatticismo, per avviare una rivoluzione di tipo estetico. Dunque, l’arte non ha più un valore di insegnamento ma è un mezzo per raggiungere il piacere.
«All art id quite useless». L’Arte dunque è valida solo per se stessa: Art for Art’s Sake.
«No artist desires to prove anything. Even things that are true can be proved. No artist has ethical sympathies. An ethical sympathy in an artist is an unperdonable mannerism of style. No artist is ever morbid. The artist can express everything».
E infine:
«The artist is the creator of beautiful things. To reveal art and conceal the artist is art’s aim».
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