
Nell’articolo di luglio abbiamo proseguito la riflessione sul tema della sicurezza urbana del quale abbiamo cercato di evidenziare lo stretto legame con il decoro del territorio e la lotta al degrado. Abbiamo anche ricordato che oggi è un obiettivo del legislatore, in quanto – a parte le nuove misure collegate al “modello Caivano” – vi erano già leggi dello Stato che andavano in quella direzione. Ad esempio, il decreto legge n. 14/2017 ha predisposto una serie di strumenti per giungere all’obiettivo puntando su interventi sinergici tra tutti gli attori (non solo pubblici) in campo.
Si è fatto cenno ai “patti per la sicurezza urbana”, ma in linea più ampia sono varie le coordinate di intervento e tra queste rientra sicuramente un importante potenziamento dei poteri della prima autorità sul territorio: il sindaco.
Sappiamo tutti che uno dei poteri tradizionali che la legge attribuisce al sindaco consiste nella facoltà di adottare, presenti i presupposti, le cosiddette ordinanze contingibili e urgenti che costituiscono provvedimenti amministrativi particolari perché non hanno contenuto legalmente predeterminato. Il contenuto lo stabilisce la situazione concreta che il sindaco è chiamato a fronteggiare: in casi di urgenza, dunque, il sindaco, può adottare simili provvedimenti per risolvere un problema incombente sulla comunità.
Ovviamente questi provvedimenti, proprio perché straordinari, sono provvisori, in quanto destinati ad essere sostituiti, se del caso, da quelli frutto di un procedimento ordinario. La legge del 2017 (art. 8 che modifica l’art. 50 del testo unico enti locali) ha previsto che simili ordinanze possano essere adottate anche “in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio, dell’ambiente e del patrimonio culturale o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana”.
Questa modifica consente dunque di adoperare lo strumento dell’ordinanza atipica anche per fronteggiare nuove e sempre più assillanti problematiche, proprio come quelle che si associano alle situazioni di grave incuria o degrado del territorio, etc. È qualcosa di diverso dal tradizionale intervento a tutela ad esempio della salute pubblica: vengono ampliati gli ambiti di intervento nella consapevolezza, emersa di recente nella legislazione ma ora imperativa, che le situazioni di incuria, di degrado del territorio o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana possano essere ancor più nocive di quelle che attentano alla salute.
Pensiamo ad aree cittadine nelle quali vi sono edifici fantasma, scheletri fatiscenti nei quali alligna ad esempio il consumo o il traffico di stupefacenti, la prostituzione o ogni sorta di malaffare o pensiamo agli orrori dell’abusivismo edilizio o allo sversamento dei rifiuti. Pensiamo semplicemente a quegli spazi privati dei quali il proprietario tiranno se ne infischia, lasciando colposamente che diventino ricettacoli di rifiuti, di scritte deturpanti e moleste sui muri, di sporcizia di ogni tipo che nuoce alla comunità e sporca l’armonia complessiva del territorio.
Sono problematiche che sembrano rievocare proprio il contenuto della disposizione richiamata, al di là di altre norme attributive dei poteri ordinari del sindaco che pure coesistono nel sistema. La legge ha inteso attribuire al sindaco il potere di risolvere situazioni di degrado manifesto intollerabile che annienta il senso di civiltà di un luogo accrescendone anche le potenzialità criminose.
Tutto ciò, come già esposto nell’articolo di luglio, rievoca il tema della sicurezza e della vivibilità, per garantire le quali appaiono ineludibili interventi potenti e mirati su alcuni settori chiave come: il contrasto e la repressione dello spaccio e del consumo di stupefacenti; alle occupazioni abusive degli alloggi pubblici; al degrado urbano; ai reati contro la proprietà pubblica e privata; ai parcheggiatori abusivi; all’accattonaggio molesto; il controllo dei parchi; il monitoraggio dei comportamenti pericolosi nei confronti dei minori; il contrasto alla prostituzione; all’attività di abusivismo commerciale; allo scippo su mezzi di linea e nelle aree pubbliche; all’abusivismo edilizio e a quello ecologico.
Sono settori di intervento cruciali che non possono essere trascurati, così come non va trascurata la cura del territorio e dunque la lotta all’incuria. Giardini incolti, buche stradali, segnaletica stradale incoerente o vandalizzata, marciapiedi dissestati e tutte le forme di degrado del patrimonio pubblico denunciano l’abbandono da parte dell’Amministrazione pubblica precipitando i cittadini nella desolante sensazione di essere lasciati senza tutele.
In questo panorama di esigenze ineludibili, un ruolo importante tra le varie forze dell’ordine è chiamata a svolgerlo la polizia locale. Si pensi che in alcuni virtuosi comuni d’Italia sono stati costituiti appositi nuclei di polizia locale anti-degrado, composti da agenti specializzati chiamati proprio ad occuparsi delle aree di intervento sinteticamente elencate.
Questo ha consentito a tali città anche di fregiarsi del “Premio nazionale sicurezza urbana” messo a concorso dall’Associazione dei comuni italiani. Insieme a questo, un altro fondamentale strumento di intervento è quello della videosorveglianza, grazie alla quale non solo si ottengono risultati formidabili nella lotta al crimine ma al contempo si può essere in grado di svolgere anche una indispensabile opera preventiva altrimenti irrealizzabile se affidata all’occhio umano, considerati le allarmanti scoperture in organico. Sarebbe una modalità per realizzare l’obiettivo non solo di buona amministrazione, ma di amministrazione secondo la legge, per quanto visto in base alle norme su richiamate.
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