
Il sistema sanitario a Gaza è ormai al collasso. Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che “la situazione sul campo è impossibile da descrivere. Ci troviamo difronte a ospedali pieni di feriti, malati e moribondi, obitori traboccanti, interventi chirurgici senza anestesia, decine di migliaia di persone che si rifugiano negli ospedali”.
Si contano, a Gaza, ormai più di 250 attacchi a strutture sanitarie da parte di Israele.
Gli tragici eventi che colpiscono i territori di cui parliamo non risparmiano gli ospedali. Donne e bambini diventano gli obbiettivi più desiderati da chi siede al tavolo delle decisioni. Bombardare un ospedale significa assassinare un popolo in modo consapevole. Il sistema sanitario a Gaza è in ginocchio perché non esistono ospedali degni del proprio nome. Aumentano però le fosse comuni: superati i 10mila morti palestinesi di cui 4mila sono minori.
Sono tre gli ospedali più colpiti: Al Shifa, Al Quds, e al Rantisi. L’ospedale di Al Shifa è ormai al centro dei combattimenti. La struttura sanitaria in questione viene colpita dall’esercito israeliano con la convinzione di trovarci, tra i malati, Yahya Sinwar (politico palestinese) senza averne certezze.
Diverse ong americane hanno chiesto la fine dei bombardamenti sugli ospedali in quanto “l’uso militare delle strutture sanitarie da parte di qualsiasi parte costituisce una violazione del diritto internazionale” ledendo, pare ovvio, la sicurezza dei pazienti e dei medici. Nelle ultime settimane stiamo assistendo a violazioni gravi del diritto internazionale senza precedenti.
Bombardate sono le scuole, gli ospedali, le università e morti aumentano e sono destinati ad aumentare in quanto i palestinesi non hanno più accesso neanche all’acqua corrente. Le stime sono continuamente aggiornate perché dei morti sono intrappolati tra le macerie. Pare ovvio, dunque, che Il sistema sanitario a Gaza è al collasso come l’umanità tutta che distingue tra vittime di serie a e di serie b.
L’organizzazione non governativa “Medici senza frontiere“, in riferimento ai fatti citati, ha dichiarato, in un comunicato che “Le azioni dei leader mondiali sono troppo deboli, la risoluzione non vincolante delle Nazioni Unite per la tregua umanitaria non ha posto fine alla violenza indiscriminata su una popolazione inerme. Serve un’azione più forte per spingere Israele a fermare questo massacro“.
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