
Il futuro dell’economia italiana parla sempre di più al femminile. E ha un accento meridionale. Proprio nel Mezzogiorno, infatti, dove per anni si è parlato di ritardi e difficoltà, le imprese guidate da donne stanno crescendo a ritmi record, fino a conquistare il primato nazionale. Se, infatti, sono 1.150.130 le imprese guidate da donne attive in Italia, pari al 22,7% del totale nazionale, tra queste più di 415mila sono al Sud, equivalenti al 22,4% dell’intera area. Tra queste, ben 119.137 sono in Campania, seconda solo alla Lombardia, che guida il Paese con le sue 162.190 aziende, meno del 20% sul dato complessivo del suo territorio.
Si trattano di numeri – frutto delle indagini mensili condotte da Unioncamere – che parlano chiaro, restituendo il senso più profondo della riunione organizzata durante lo scorso 2 dicembre dalla Fondazione Marisa Bellisario, al termine del lavoro sinergico condotto con il Gruppo Intesa San Paolo Innovation Center. Un evento che mira a celebrare le migliaia di imprese rosa che il Mezzogiorno d’Italia ospita nel suo territorio. Insomma, un meeting che rappresenta la seconda tappa di un lungo percorso di crescita e di confronto iniziato a Bologna e tanto atteso a Milano per la sua ultima tappa, prevista per l’11 dicembre prossimo.
Si tratta, dunque, di un quadro che ridefinisce integralmente l’assetto dei “rapporti di forza” tra le diverse regioni. Non è assolutamente un caso, del resto, che alcune di queste regioni sono quelle che, allo stesso tempo, hanno dato prova di saper crescere sotto tanti aspetti ad un ritmo piuttosto sostenuto a partire dal 2014: tra queste, si segnalano Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Puglia e Lazio. Un dato emblematico, che sembra parlare chiaro non solo ai singoli contesti territoriali, ma persino all’intera nazione: se aumenta il numero di imprese capeggiate da donne, sarà difficile non assistere nel medio-lungo periodo ad uno sviluppo complessivo dell’area.
Suonano, così, più che mai attuali le parole di Andrea Prete – presidente di Unioncamere – che osserva come dei simili numeri siano il volto di “un’imprenditoria matura, istruita, motivata, con una leadership consapevole, che alimenta anche le economie dei territori più fragili e soggetti a spopolamento”. Insomma, non più una “microimpresa”, ma aziende che decidono di dare “un’organizzazione da società di capitale, quindi con organigrammi e modelli di business” da valorizzare – sottolinea il direttore regionale di Intesa San Paolo del territorio campano, siciliano e calabrese Giuseppe Nargi.
Infatti, se da un lato è vero che le tante imprenditrici sono attente alle tante opportunità offerte dagli incentivi messi a disposizione dal sistema pubblico, dall’altro richiedono a gran voce una semplificazione nell’accesso degli stessi. Ed è proprio alla luce di ciò che continua ad essere necessaria “la presenza di strumenti e strutture di accompagnamento oltre che di fondi“, prosegue il presidente Prete.
L’imprenditoria femminile e giovanile costituisce dei vantaggi per il Sud per andare ad aumentare la densità di aziende. Inoltre, la leadership al femminile è decisamente più attenta alla qualità della vita dei lavoratori ed ha anche capacità di creare le condizioni per innovare e dunque per far nascere occasioni di sviluppo e crescita per il nostro territorio”, evidenzia Nargi. E, anche qui, il direttore regionale del colosso bancario dà prova di una grande puntualità, ricordando che la Campania è anche “la seconda regione in Italia per start up prevalentemente fatte da giovani e con una buona presenza di donne“.
Le prove? Il programma “Resto al Sud” e la stessa Zes unica mettono in risalto come le aziende femminili meridionali, per quanto ancora piuttosto contenute sotto il profilo numerico, hanno saputo cogliere la palla al balzo in molteplici occasioni durante gli ultimi anni. Innanzitutto, pagano la capacità di adattamento e la flessibilità: due fattori da non sottovalutare, e che fanno sì che siano estremamente competitive sul territorio. Ancora, secondo il report del centro studi Srm, quasi l’11% delle imprese femminili ha meno di tre anni di vita. “Un segnale positivo che indica un’ampia voglia di innovazione e di mettersi in gioco da parte delle imprenditrici più giovani”, insiste Nargi.
Ed è in questo contesto che soprattutto Napoli fa la parte del leone, un trampolino di lancio fondamentale per queste imprese, attraverso il Premio “Women Value Company 2025”. Circa 1 miliardo di euro, infatti, sarà messo a disposizione dalla Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, guidata da Stefano Barese, per supportare il decollo dell’imprenditoria rosa. Nel capoluogo campano, infatti, sono state 17 le imprese meridionali premiate durante l’evento di ieri.
E tra le 80 vincitrici del Premio, 17 sono tutte campane. A tal proposito, echeggiano con una certa energia le parole di Anna Roscio, l’executive director Sales & Marketing Imprese di Banca dei Territori, la quale richiama l’attenzione su come “Da anni ci concentriamo in particolare sull’imprenditoria femminile, contribuendo allo sviluppo e all’emersione del talento femminile, soprattutto nel Sud Italia, ricco di eccellenze, tradizione e potenziale. Abbiamo messo a disposizione un miliardo di euro di credito per gli investimenti delle imprese femminili perché crediamo che il loro sviluppo generi crescita anche per il Paese”.
Leggi anche: Caserta: a San Leucio nasce la Città delle Donne
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...