
Il provvedimento del Tar della Campania, arrivato il 16 agosto, parla chiaro: “la Regione non potrà anticipare l’apertura della stagione di caccia per alcune specie di uccelli come stabilito dal calendario venatorio”. Il 19 luglio, infatti, la delibera di Giunta della Regione Campania n. 434 aveva stabilito l’apertura anticipata della caccia al merlo, alla ghiandaia (3, 9, 10 settembre) e alla tortora (17 settembre) ed un’estensione della caccia al bottaccio e al tordo sassello fino al 20 gennaio, sollevando non poche polemiche da parte delle associazioni protezionistiche quali WWF, Lipu ed Enpa.
La delibera di Giunta della Regione Campania avrebbe quindi derogato l’articolo 18 della legge 157/92, il quale regola le tempistiche dell’esercizio venatorio in base alla stagione, alla specie cacciata ed il periodo di nidificazione: azione consentita dalla legge, ma sempre vincolata al parere dell’ISPRA. La mancata comunicazione tra la Regione Campania e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale è solo la prima criticità che il provvedimento del Tar ha messo in evidenza. La seconda riguarda la mancata approvazione, da parte della Giunta, dei nuovi piani faunistici, a cui si aggiunge la scelta di far riferimento al catasto degli incendi dei Comuni, oramai obsoleti, per le aree chiuse alla caccia. Nonostante l’Italia abbia già a proprio carico una procedura PILOT della Commissione Europea per le sue continue violazioni circa la tutela della fauna locale, non sembra aver imparato la lezione: non si può essere approssimativi solo perché si tratta di animali.
Da una questione di sopravvivenza ad intrattenimento di pochi, la caccia ha compiuto un percorso che, in un’epoca come la nostra, non ha più senso di esistere. È pur vero che i cacciatori sono obbligati a rispettare norme rigide e vincolanti, eppure non basta per salvaguardare un ecosistema in frantumi. Sono in molti, nel settore, a sostenere che la caccia sia la celebrazione dell’unione tra uomo e natura, ma non è così: è l’imposizione dell’uomo sulla natura. È un atto violento ed inutile. È la glorificazione della distruzione di un mondo che esisteva ancor prima che l’uomo potesse essere definito tale. Cacciare non significa entrare in contatto con la natura, ma compiere un atto di dominazione nei suoi confronti nella speranza di conquistarla così come abbiamo conquistato tutte le terre a noi conosciute… e che, nella maggior parte dei casi, non ci spettavano. È giusto, allora, gridare al pericolo quando sono gli animali stessi a reagire? È giusto abbattere un orso perché l’uomo invade il suo territorio naturale? È giusto preoccuparsi quando la natura inizia a difendersi da quel virus chiamato “essere umano”, che si espande ovunque trovi posto? Probabilmente è solo questione di tempo.
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