
“Visto da vicino nessuno è normale” è una frase erroneamente attribuita a Franco Basaglia, lo psichiatra veneto che rivoluzionò il tema della sanità mentale in Italia con la legge 180/1978 che, nei fatti, fece chiudere i manicomi.
Dentro questa frase e dentro le idee di Basaglia si racchiude tutto il lavoro di Nuova Cucina Organizzata, l’attività sociale della cooperativa Agropoli Onlus. Siamo andati a chiedere al diretto interessato, Pasquale Corvino, Presidente della cooperativa, come sia nata questa iniziativa e cosa stia succedendo in questo periodo con la sanità mentale a Caserta. Ultimamente, infatti, la cooperativa ha denunciato “una retromarcia rispetto alla legge Basaglia”, dato l’allontanamento dal centro di Giggino, un ragazzo in cura che è stato trasferito in un’altra struttura senza una valida spiegazione.
Pasquale inizia col raccontarci come ha avuto inizio tutto ciò: «È una cooperativa nata esattamente 25 anni fa, che iniziò con l’interessarsi di salute mentale in un momento in cui in questa realtà nell’agroaversano era venuto un gruppo di triestini a gestire la chiusura del manicomio di Aversa. Queste persone misero in campo una metodologia per la fuoriuscita dal manicomio che sarebbe quella dei progetti terapeutici individualizzati sostenuti da budget di salute e introdotte in piccoli gruppi in civili abitazioni, chiamati gruppi di convinvenza, non più di 5-6 persone che venivano messe insieme tra di loro.
Questo per costruire intorno a queste persone un modello di vita familiare, con la possibilità di avere relazioni e frequentare l’esterno». Queste attività hanno inizio nel 2000, ma la cosa si consolida nel 2009 quando la terapia (e quindi l’emancipazione della persona) passa anche attraverso quello che comunemente viene definito lavoro: «L’organizzazione di un’attività economica come quella di una pizzeria sociale fu una bella intuizione, soprattutto in funzione dell’inserimento lavorativo di queste persone. Venne individuato un nome particolare: Nuova Cucina Organizzata, basata sull’acronimo della Nuova Cucina Organizzata (il clan camorristico degli anni ’80 di Raffaele Cutolo, NdR). In maniera completamente speculare: loro si erano organizzati per distruggere il territorio, noi invece per tentare di rigenerare anime sofferenti in cerca di una identità e rigenerare i luoghi».

Di fatti, proprio su quest’ultimo punto, come ci spiega il Presidente Corvino: «Tutto questo si incrocia con la vicenda dei beni confiscati: il primo che ci è stato affidato è questo a Casal di Principe nel 2012, in un altro a San Cipriano d’Aversa abbiamo organizzato la comunicazione e la sala prove e anche lì c’è un gruppo di convivenza. Mettere insieme all’interno dei beni confiscati attività che dessero prospettiva ai ragazzi ha creato una sorta di alternativa all’economia criminale: l’economia sociale». La pizzeria ha visto anche una visita istituzionale molto significativa dato che lo scorso 21 marzo 2023 è venuto a trovarli il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha voluto fare una visita del tutto personale alla pizzeria sociale di Casal di Principe.
Addentriamoci nelle questioni sanitarie più tecniche: «Ad un certo punto del percorso, poi, siamo diventati un punto di riferimento per la questione dell’autismo in età adulta. Molti di loro hanno problemi gravissimi e le famiglie sono devastate quando all’interno c’è una persona con queste problematiche». Pasquale prosegue anche a spiegarci la metodologia utilizzata: «Utilizziamo la TMA (terapia multisistemica in acqua): vanno in piscina, in palestra, attività molto mirate al rapporto fisico tra l’operatore e la persona in difficoltà. Infatti fondamentali sono le relazioni di questi ragazzi con persone “normodotate”: mettere insieme soggetti con problematiche diverse ha reso possibile farli comunicare, dargli la possibilità di riconoscersi e supportarsi».
Purtroppo, però, la NCO sta vivendo degli intoppi a questi percorsi virtuosi: «La follia era quando li rinchiudevano nei manicomi con la perdita di tutti i diritti. Ed è purtroppo quello che sta ricominciando di nuovo: c’è una sorta di retromarcia rispetto alla legge Basaglia. Sempre più vengono chieste misure restrittive, forme che in qualche modo isolano, chiudono, nascondono il problema ma non lo risolvono».
Ed è proprio ciò che è successo ad un ragazzo che frequentava la pizzeria: «Gigino era un nostro socio. Quando è arrivato qui 7-8 anni fa era in condizioni disastrose: raccattava i mozziconi di sigaretta fuori ai bar e mendicava un caffè. Qui lo abbiamo preso in carico e gli abbiamo restituito un po’ di tranquillità, serenità, gli abbiamo diminuito sostanzialmente le sue dosi medicinali di psicofarmaci». Ma come è potuto accadere tutto ciò? Per effetto di una delibera dell’ASL di Caserta (n. 626 del 05/04/2024) che modificò un verbo all’interno delle linee guida all’interno della legge sui budget di salute del 2012. In particolare, sotto la voce della ‘Temporalità’, nell’art. risalente al 2012 si legge “Dopo i primi due anni i PTRI sostenuti con BdS […] possono uscire dal sistema […]”; mentre con l’ultima delibera il verbo è cambiato perentoriamente: “La durata complessiva del PTRI sostenuto dal Budget di Salute, relativo al singolo utente, non può essere superiore a 24 mesi”. E quindi cosa succede? «Nella stragrande maggioranza dei casi queste persone ritornano da quei centri in cui erano venuti: nei luoghi di semi-reclusione. Diventano persone recluse, senza identità, che non hanno nulla di quello che ci viene indicato con la legge Basaglia: una propria autonomia». Una vera e propria inversione di rotta delle procedure: «Di norma si passa dalle strutture private a strutture più leggere come la nostra: un percorso verso la normalizzazione. Qua invece si è invertita la cosa: dopo avergli fatto fare un bel percorso di riabilitazione, viene rimandato indietro esattamente dove era venuto».
Nel caso specifico «Gigino è incappato proprio in questo. L’ASL ha detto sta con voi da troppo tempo. Noi ci siamo chiesti ‘Ma perché sta andando male?’. Sta andando bene ma si chiude perché la legge quella è. Il problema è che sono tanti Gigino, tante persone che dopo aver fatto un percorso vengono rimandati indeitro, come dei pacchi postali». E le prospettive per queste persone diventano tragiche: «Se prima aveva trovato un suo equilibrio, lo mandate in un altro posto e lo destabilizzate. Una persona che entra ed esce, improvvisamente si ritrova circondato da quattro mura senza poter uscire. Questa è reclusione, un ritorno al passato». A fare più male è il fatto che proprio da queste terre si era sperimentato un metodo differente: «Da tutto il mondo guardano alle esperienze fatte qui in Campania, a Caserta, nell’agroaversano. È qui che sono nate delle alternative vere, qua è stato inventato il sistema e qua lo stanno destrutturando».
Pasquale prova a darsi una spiegazione a tutto ciò: «Non si è capito se è stata una scelta politica, strategica o finanziaria. Quest’ultima non credo dato che vengono spesi e buttati soldi a carrettate nelle strutture accreditate. Evidentemente questo è un sistema che rende libere le persone e le strutture che le accolgono. Quindi mazzette, voti e tutto ciò che gira intorno alla sanità malata della nostra provincia vede un sistema che è malato in tante articolazioni, marcio. Ed evidentemente il nostro modo di agire non è compatibile con quel marciume».
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