
Tra le enormi tendenze di questo secolo, ce n’è una che non ci si aspettava: il nuovo tempo libero assomiglia sempre più al lavoro. La sua organizzazione, la sua connotazione volta alla produzione: tutto fa pensare che i due ambiti stiano tendendo alla convergenza.
Le antiche rivendicazioni, risalenti alla Rivoluzione francese, della divisione della giornata sembrano ormai essere irrimediabilmente obsolete. Si pensava, allora, che la giornata ideale dovesse essere tripartita in otto ore di lavoro, otto ore di tempo libero e otto ore di sonno. Sappiamo per certo che neanche la più equilibrata delle persone riesce a maneggiarsi in questo modo. Le motivazioni del perché questi due secoli e mezzo abbiano sorpassato questa teorizzazione sono vari. La risposta di un utente sul blog Quora sembra riassumere perfettamente il senso di questo cambiamento: “Quando cucini? Quando ti fai la doccia? Quando vai a fare la spesa? A pagare le bollette? Quanto tempo passi alla guida per andare e tornare dal lavoro? In sunto: no, non è possibile, perché otto ore di lavoro non sono otto ore ma di più”.
Ci troviamo, dunque, in una situazione che spinge a parlare di “cronopenia“, un concetto che un articolo del Domani definisce come “la sensazione di carenza continua di tempo, percepita come una forma di povertà o privazione“. Di fatti, per tutte le ragioni prima menzionate, il tempo libero effettivo o reale non è tanto quanto ci si aspetterebbe. In un mondo sempre più complesso, le attività che gli individui devono svolgere per sopravvivere vanno di pari passo diventando più articolate. Innanzitutto, va considerato l’enorme cambio delle città: ad oggi, gli spostamenti per raggiungere il lavoro o un luogo d’incontro cambiano profondamente la gestione del tempo. Poi, bisogna tenere conto che, ad oggi, il lavoro di cura non è solo appannaggio delle donne. O meglio, questo discorso, come altri, è ad oggi più complesso. Molte donne lavorano oltre ad occuparsi della cura (un lavoro un tempo invisibilizzato); molti individui non si sposano dovendosi occupare delle proprie case ed esistono figure professionali a cui si può delegare questo compito.
Insomma, il tempo libero del XXI è organizzato sempre di più come il lavoro, andando incontro ad un’inevitabile snaturamento.
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