
Ieri sera 2 dicembre si è consumato un attentato terroristico nel quartiere parigino della Grenelle, a pochi passi da Bir Hakeim e dalla Torre Eiffel, nel XV arrondissement. L’attacco ha causato la morte di un turista tedesco e altri due feriti tra i passanti.
L’autore dell’attentato è un uomo già conosciuto dalle autorità per precedenti correlati al radicalismo islamico e per i suoi problemi psichici. Il suo nome è Armand R., cittadino francese ventiseienne di origini iraniane nato a Neuilly-sur-Seine, un comune poco distante da Parigi. Verso le 21, Armand R. ha aggredito un turista tedesco in zona Bir Hakeim con un martello, uccidendolo. Ha poi ferito altri due passanti prima di essere immobilizzato e catturato dalla polizia con l’uso del taser.
La guerra in Medio Oriente è stato l’argomento principale di tutte le più grandi testate europee nell’ultimo mese. La sua eco già preannunciava delle conseguenze anche in Europa, a partire dalle proteste pro Palestina che hanno riempito le piazze europee nelle ultime settimane. Proteste però che non sono state ben accolte in Francia, di cui abbiamo già parlato qui.
Il clima nel paese dall’inizio del conflitto ha subito lanciato l’allarme terrorismo, a causa degli stretti rapporti che intercorrono tra la storia della Francia come ex paese coloniale e la rinascita del sentimento islamofobico.
In una sera parigina, chiara ma fredda, rompe il silenzio della notte l’espressione che riporta la Francia ai bui anni del terrorismo tra il 2014 e il 2016. Il grido di Allah Akbar risuona per le strade del quartiere della Grenelle, raggela i passanti usciti per una passeggiata in quella che è la prima notte a Parigi senza pioggia da un paio di settimane.
Sotto le luci della Torre Eiffel, tra grida di paura, risuona forte la voce dell’attentatore più di quella di mille proteste. “Non posso più sopportare di vedere i musulmani morire in Afghanistan e in Palestina, la Francia è complice di Israele: io voglio morire da martire”. Una dichiarazione nitida, di rivendicazione nei confronti dei migliaia di musulmani ogni giorno muoiono sotto gli occhi indifferenti dell’occidente. Nasce la necessità di ripensare agli spazi di rappresentazione, alle relazioni internazionali che concretamente l’Europa mette in atto per contrastare i conflitti nel mondo.
di Valeria Marchese
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