
Invece, “Il traditore” di Bellocchio si dimostra di essere qualcosa di più: una storia di bugie.
La vita di Tommaso Buscetta si fonda sulle bugie: bugie che l’amico e boss Stefano Bontate gli racconta rassicurandolo che tra Palermo e Totò Riina ci sarà pace, poco prima di essere ucciso dai sicari di Riina; bugie che racconta alla moglie Maria, facendole credere di essere un uomo onesto mentre in realtà è un trafficante di eroina.
La bugia con cui apre l’interrogatorio con Giovanni Falcone (interpretato da Fausto Russo Alesi), proprio quella di non aver mai trafficato droga.

Ma è proprio Falcone durante l’interrogatorio a smontare questa bugia, ricordandogli che atroci delitti sono stati parte integrante della mafia ben prima della droga, e demolendo la sua affermazione di non aver mai ammazzato nessuno.

Eppure Buscetta non confessa mai. Non sembra mai “pentirsi” veramente dei propri crimini, anche quando le sue bugie vengono esposte, e quando l’avvocato di Andreotti (che Buscetta denuncia come parte della trattativa Stato-mafia) lo smonta come un bugiardo che ha mentito persino a Falcone, cerca di coprirsi senza ammettere la verità.
Non ci presenta né un traditore né un eroe, ma solo un uomo con i propri limiti. Un criminale che ha tentato di concludere la sua vita facendo qualcosa di buono…ma che non ha mai accettato responsabilità per i suoi crimini.
Il film tuttavia lo fa, nei suoi ultimi minuti: quando Buscetta muore di morte naturale, ci mostra un suo flashback.
Il flashback lo mostra compiere un omicidio che ha negato a Falcone, quello di un uomo che si era sempre fatto scudo con il proprio figlio, appena il suddetto figlio allontana. Buscetta uccide l’uomo a sangue freddo e fugge nella notte, lasciando il film a squarciare, finalmente, il velo di menzogne che si è sempre portato dietro anche nel suo servizio allo Stato.

di Lorenzo La Bella
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