
Il traffico illegale di fauna selvatica rappresenta una vera miniera d’oro per le mafie. Un mercato che tocca i 23 miliardi di dollari all’anno. Questo fenomeno criminale non risparmia l’Italia, dove un reato ambientale su quattro riguarda la fauna. Secondo il programma ambientale dell’ONU, il commercio illegale di animali selvatici è in crescita, con migliaia di sequestri ogni anno solo in Europa. Gli animali sequestrati, tra cui uccelli esotici, rettili e perfino tigri, finiscono spesso nei centri di recupero.
In tutto il mondo, il commercio illegale di animali selvatici è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni. Questo è dato dal fatto che ancora oggi gli animali sono trattati come una risorsa economica o di scambio. In parte ciò è dovuto dal fatto che si tratta di un traffico a basso rischio ed altro rendimento, ma che minaccia conflitti e provoca instabilità. L’avorio, ad esempio, è una risorsa che finanzia milizie e gruppi terroristici nei paesi in via di sviluppo, alimentando conflitti e instabilità.
Le mani della malavita sugli animali in Italia purtroppo non sono da meno. Il quadro è allarmante nel 2019, quando sono state denunciate settemila persone per reati legati alla fauna selvatica, con 2.629 sequestri effettuati. Ogni giorno vengono verbalizzati 22 reati contro la fauna, per un totale di 8.088 nell’anno.
Le province più colpite sono Napoli, Roma e Genova. Questo fenomeno criminale, che include la cattura e il commercio di animali selvatici, pesca di frodo e traffici di cuccioli, rappresenta un giro d’affari di miliardi di euro all’anno. Una volta sequestrati, gli animali vengono portati nei Centri di Recupero Fauna Selvatica ed Esotica (CRASE) gestiti dai Carabinieri per la biodiversità. Questi centri, in tutta Italia, ospitano circa 2.000 esemplari tra specie autoctone ed esotiche.
Pappagalli, tartarughe e tigri trovano rifugio in questi luoghi specializzati, dove ricevono cure e, quando possibile, vengono reintegrati in natura. Non è una novità il sequestro di animali alla malavita; pensiamo alle tigri dei casalesi e a un vero e proprio allevamento di animali esotici, tra cui 2 pesci piranha, scoiattoli volanti e 1 drago barbuto, scoperti durante lo sgombero avvenuto dopo i crolli di Scampia.
I centri di recupero non sono solo luoghi di cura, ma anche di educazione ambientale. Visitabili dal pubblico, offrono l’opportunità di conoscere da vicino il dramma del traffico illegale e del maltrattamento degli animali. La repressione, con multe e sequestri, purtroppo non è sufficiente: è fondamentale un cambiamento culturale che scoraggi la domanda di animali rari e prodotti derivati, soprattutto nella malavita organizzata. La formazione e l’educazione possono giocare un ruolo chiave, aiutando a comprendere che tutti gli animali appartengono alla natura, non alle gabbie.
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