
Saranno ancora loro gli sfidanti aspiranti alla Casa Bianca per il mandato presidenziale Usa 2025-2028: Donald Trump e Joe Biden, l’ex presidente e quello uscente. Un risultato quasi scontato decretato delle primarie repubblicane e democratiche, nel corso delle quali i due candidati si sono assicurati la nomination dai rispettivi partiti con la maggioranza dei delegati. Di nuovo il tycoon contro il “vecchio Joe”, dunque, appellativo con il quale il magnate dell’industria definisce l’attuale presidente, in una sorta di replay delle ultime elezioni 2020, passate alla storia più per la rivolta al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e organizzata dai sostenitori di Trump, che per la vittoria di Biden. La chiamata alle urne del prossimo 5 novembre, come di consueto il primo martedì di quel mese, potrebbe avere un esito diverso rispetto a quattro anni fa, almeno secondo i sondaggi odierni. Ma, indipendentemente dal vincitore, quelle del 2024 saranno le elezioni dell’instabilità.
Ancora una volta Donald Trump e Joe Biden. Per il tycoon repubblicano si tratta della terza candidatura di fila dal 2016, impresa riuscita in passato soltanto a Richard Nixon, con la differenza che il presidente dimessosi per lo scandalo Watergate ottenne la nomination per la Casa Bianca prima nel 1960, e poi a distanza di 8 e 12 anni (1968 e 1972). Biden, invece, affronterà la sua personale seconda campagna elettorale consecutiva, dopo la carica di Vice presidente ricoperta durante l’amministrazione Obama. La riconferma degli stessi profili politici del 2020 alle prossime elezioni conferma però una povertà evidente all’interno dei singoli schieramenti: Nikki Haley e Ron DeSantis, per l’ala repubblicana, avrebbero garantito sicuramente una ventata di aria fresca per il partito, ma entrambi si sono ritirati durante le primarie, quasi ad evidenziare il sostegno al fautore dello scandalo di Cambridge Analytica del 2016; mentre tra i democratici la mancanza di nuove figure autorevoli in grado di sostituire Biden, la cui presidenza ha presentato diverse pecche e lacune che non hanno soddisfatto gli elettori, è stata ancora più evidente.
“Il vecchio Joe” è diventato il nomignolo utilizzato da Trump in diverse uscite pubbliche per descrivere ogni azione legata a Biden. Ne ha ben donde il magnate, visto che l’attuale capo dalla White House il prossimo 20 novembre compirà 82 anni e, se dovesse essere rieletto, concluderà il mandato a 86. Ma la predica viene da un pulpito che non può certamente vantare un’età anagrafica molto più bassa: se è vero che Trump, nel giorno delle votazioni, avrà 78 anni, quindi quattro in meno dell’avversario, allo stesso tempo sarà in assoluto il candidato repubblicano più vecchio a correre per la presidenza. Quelle del 2024 saranno dunque le elezioni più vecchie mai tenutesi negli Stati Uniti, elezioni definibili “della quarta età”.
Instabilità: un termine intorno a cui ruotano diverse vicende internazionali odierne, prime su tutte le guerre in Ucraina e in Palestina. Saranno proprio questi conflitti ad essere in parte determinanti per la nomina del prossimo presidente degli Stati Uniti: se, per esempio, sulla guerra in Europa dell’est Biden ha sempre ribadito una linea di sostegno militare ed economico alle forze ucraine, Trump ha dichiarato di non voler seguire le politiche del suo predecessore se dovesse essere eletto, quasi come una sentenza per la fine delle ostilità. Da tempo l’opinione pubblica americana, così come quella europea, è spaccata in due tra persone che chiedono un imminente cessate il fuoco attraverso ogni mezzo, compresa l’azione di non inviare più aiuti a Zelensky, e coloro che invece continuano a condannare l’invasione russa e a sostenere la resistenza dell’Ucraina. È su questo punto che si giocherà una buona fetta delle elezioni: le visioni dei due candidati sono completamente opposte sul tema, il quale rappresenta uno dei punti più importanti nei programmi di entrambi. È ovvio però che il voto dei cittadini americani non si baserà solo sulla sorte del conflitto russo-ucraino, visto che anche in politica interna ci sono questioni che scottano.
Instabilità è altresì un vocabolo attribuibile alle chiamata alle urne del 5 novembre e, in generale, all’intero mandato presidenziale che scadrà all’inizio del 2029. L’anzianità e lo stato di salute di ambedue gli sfidanti durante l’amministrazione potrebbe influire sulla buona gestione di issue così delicate e fondamentali per il futuro.
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