
Quella che agli occhi degli stessi membri della polizia penitenziaria italiana appariva come una fake news si è rivelata vera: si tratta del vademecum inviato agli agenti in partenza per Gjadër, insediamento dell’Albania nordoccidentale. Gli agenti, sul territorio, dovranno gestire tre CPR in seguito all’accordo tra Roma e Tirana; con il ritardo dei lavori, il 20 agosto sarà aperta soltanto una parte del centro di Gjadër, mentre per la seconda si dovrà attendere gli inizi di settembre.
Da quello che si è potuto leggere, il vademecum appare come un elenco di avvertimenti e precauzioni da prendere che, tuttavia, non hanno né capo né coda. Tralasciando l’assenza di punteggiatura e qualche errore di battitura di troppo – non è questo, d’altronde, il luogo per abbandonarsi a disquisizioni grammaticali d’alcun tipo – il vademecum lascia perplessi soprattutto per il suo contenuto. Ci troviamo, sin dal primo punto, dinanzi a delle verità che sembrano universali, un ipse dixit che dall’ufficio del funzionario che l’ha redatto si abbatte sul capo degli agenti inviati sul campo. «Gli Albanesi non amano essere sottovalutati», «È un popolo pudico», «Evitare di corteggiare le donne albanesi», «Nei ristoranti attendersi a quanto previsto dal menù»: frasi che, estrapolate dal vademecum, non hanno alcun senso (non ce l’hanno neanche nel contesto, a esser sinceri).
Le questioni sollevate dal vademecum – donne, cibo, consumazione del caffè (rigorosamente al tavolino, ci tiene a specificare) e insetti – ci spingono a porci una domanda: informazioni utili a una vacanza, sì, ma gli agenti cosa dovrebbero farsene?
Il segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, Gennarino De Fazio, ha dichiarato: «Non crediamo si sia volutamente essere sessisti, intolleranti o, diciamo, ‘anti-etnici’. Probabilmente si tratta dell’opera di un qualche funzionario troppo zelante, ma quel che sorprende è che tutto ciò possa essere gestito – come sembra evidente – in maniera estemporanea e senza il vaglio preventivo dei vertici del DAP, se non vi è stato». Pare quasi che suddetto funzionario, dall’alto della sua conoscenza, abbia deciso di guidare gli agenti passo dopo passo, tenendo loro la mano come si fa con un bambino che ancor fatica a reggersi sulle sue gambe, verso quel mondo lontano e ignoto – e di cui mai si è sentito parlare – che è l’Albania.
Non sappiamo se si tratta di un atteggiamento di superiorità, di infantilizzazione nei confronti degli abitanti di quel territorio o di eccessiva protezione nei confronti dei poveri agenti che si troveranno a vivere così lontani da casa (notiamo, ancora, il sarcasmo di queste affermazioni). Sta di fatto che, a metterci nei panni di chi ha ricevuto tali avvertimenti, possiamo estrapolare soltanto questo: che il vademecum è un insulto all’intelligenza e al buon senso delle persone.
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