
In Campania la tutela dell’ambiente non è solo una questione di vincoli, ma una sfida culturale, economica e civile. È da questa consapevolezza che parte l’azione del WWF Campania, guidato dal delegato regionale Raffaele Lauria, che inserisce il lavoro sul territorio dentro una visione più ampia, coerente con il programma internazionale dell’associazione: I nostri Valori, La nostra Natura, Il nostro Futuro. Un’eredità ideale che richiama direttamente il pensiero di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia, il cui “testamento morale” continua a orientare l’impegno quotidiano: “amare, conoscere e proteggere la natura”.
La Campania è una delle regioni italiane con la più alta percentuale di territorio sottoposto a tutela: circa il 25%. Un dato che, da solo, non basta però a raccontare lo stato di salute reale delle aree protette. «Il patrimonio naturale campano è straordinario e riconosciuto a livello internazionale – sottolinea Lauria – ma i parchi vivono una condizione complessa, segnata da carenze croniche di risorse economiche e di personale». Una fragilità strutturale che rischia di vanificare il potenziale di territori che potrebbero diventare veri motori di sviluppo sostenibile, soprattutto nelle aree interne. Il WWF insiste sulla necessità di un cambio di paradigma politico e culturale. «La conservazione non è un ostacolo allo sviluppo, ma la sua condizione necessaria», ribadisce Lauria, richiamando esplicitamente gli articoli 9 e 41 della Costituzione. Fare impresa, oggi, non può più significare consumare territorio, ma investire sulla sua qualità ambientale, sociale e paesaggistica.
Dentro questo quadro si inserisce una delle ferite più profonde della regione: la Terra dei Fuochi. Il WWF Campania monitora il fenomeno sin dalle sue prime manifestazioni, attraverso le guardie giurate volontarie e un costante confronto tecnico con le istituzioni. Il quadro che emerge resta critico. «Non assistiamo a un miglioramento lineare – spiega Lauria – ma a un andamento altalenante, influenzato da fattori produttivi, lacune nella tracciabilità dei rifiuti e dinamiche sociali complesse». Discariche abusive, roghi tossici e sversamenti illegali continuano a segnare il territorio, rendendo evidente come il problema non sia solo ambientale, ma strutturale.
Per questo il WWF individua nella cultura ambientale e nel senso di responsabilità collettiva il punto di partenza imprescindibile. La lotta agli illeciti passa dal contrasto al lavoro nero, dalla gestione corretta dei rifiuti speciali – come pneumatici fuori uso, amianto e scarti tessili – e da una presenza costante sul territorio. «Serve continuità istituzionale e una nuova narrazione della Campania – afferma Lauria – che dimostri come legalità e biodiversità siano i veri motori di una crescita sana».
Un presidio fondamentale di questa visione sono le Oasi WWF, diffuse in tutta la regione: dagli Astroni a San Silvestro, da Morigerati alla Valle della Caccia. Luoghi dove la tutela si traduce in educazione ambientale, ricerca scientifica e coinvolgimento delle comunità locali. Un lavoro reso possibile da una rete di volontari che rappresenta il cuore pulsante dell’associazione: questi non sono solo una risorsa per il WWF, ma per l’intera società civile. In una terra spesso raccontata solo attraverso le sue emergenze, il WWF Campania prova a tenere insieme denuncia e proposta, memoria e futuro, con la convinzione che costruire una società in armonia con la natura non sia un’utopia, ma una responsabilità condivisa. “Insieme è possibile”.
Entrare nel Bosco di San Silvestro non è semplicemente varcare un cancello: è attraversare una soglia. Alle spalle restano la città, il rumore, l’asfalto. Davanti si apre una foresta vera, antica, complessa, che respira lentamente sopra la cascata della Reggia di Caserta. Qui il WWF custodisce da oltre trent’anni un patrimonio naturale fragile e prezioso, frutto di una lunga battaglia di cura, studio e resistenza.
«Quando arrivammo, il bosco era allo stremo. Avevano introdotto dei daini che, in assenza di antagonisti naturali, si erano riprodotti a dismisura superando la capacità biotica del bosco. Avevano distrutto tutto il sottobosco, causando erosione, perdita di fauna e microfauna. Qui siamo su roccia calcarea: per formare un solo centimetro di suolo servono circa mille anni» ci racconta Franco Paolella, memoria storica del luogo, essendo stato il promotore e poi responsabile dell’Oasi fino allo scorso anno. I numeri rendono l’idea: 211 daini in 76 ettari. La cattura con le reti - organizzata prima che l’area venisse affidata al WWF – provocò la morte di alcuni animali per infarto. «Ci chiamarono dopo che il problema aveva assunto dimensioni nazionali. Noi avevamo un’unità mobile per la cattura in telenarcosi: siringhe a distanza, controlli veterinari, trasferimenti in altre aree indicate dalla Provincia». Anni di lavoro, insieme agli esperti del Parco Nazionale d’Abruzzo, prima di vedere i primi segni di ripresa.
Oggi quella rinascita è evidente. Mariarosaria Paolella, presidente de “La Ghiandaia”, associazione che gestisce il bene per il WWF, racconta il presente e il futuro di San Silvestro: educazione ambientale, ricerca scientifica, apertura alla città. Qui arrivano scuole di ogni ordine e grado, famiglie, camperisti provenienti da Italia, Francia, Germania e perfino dalla Finlandia. Il bosco diventa aula a cielo aperto, laboratorio, spazio di incontro. Ognuno del gruppo dei volontari porta competenze diverse, intrecciate come le radici di una foresta matura. Tra maggio e giugno, le visite notturne dedicate alle lucciole trasformano il sottobosco in uno spettacolo quasi irreale. Non è un trucco, non è un fotomontaggio: è bioluminescenza pura. Per i bambini diventa una fiaba, per gli adulti una lezione di chimica naturale.
San Silvestro è anche un sito di importanza comunitaria. Nel sottotetto del casino di caccia vive una colonia di pipistrelli, il Ferro di Cavallo Minore (Rinolophus hippsideros) – specie attenzionata poiché in forte declino – oltre al Cervone (Elaphe quatorlineata), prossimo alla minaccia. Nei sentieri si incontrano tracce di tassi, volpi, faine, istrici tornati dopo decenni. Ci sono salamandre dagli occhiali, rane e tritoni negli stagni, insetti come il Cerambyx, bioindicatore di un ambiente sano. Difenderlo, però, significa anche resistere. Infatti, il bosco è soggetto anche a tentativi di incendi dolosi: vedasi quelli degli anni scorsi che hanno interessato l’area dei Colli Tifatini e di questa estate con esche incendiarie ritardanti posizionate in diversi punti del bosco. Come poi non parlare anche dei rifiuti sversati lungo i confini in anni e anni di abbandono istituzionale. Accanto alla tutela ambientale c’è il recupero della memoria. Grazie ad un progetto attivato dalla Direzione della Reggia con fondi PNRR, è in corso il restauro conservativo del Real Casino, del bosco circostante e del muro di cinta, restituendo l’antico splendore del complesso. Oggetto di restauro sarà anche il frutteto borbonico, nel quale si producono miele, marmellate, biscotti al rosmarino. Piccole quantità, grande qualità. Un modo concreto per dimostrare che sostenibilità e bellezza possono generare benessere. Quando usciamo dal Bosco di San Silvestro abbiamo la sensazione che questo luogo non chieda visibilità, ma rispetto. È un cuore verde che batte alle spalle della Reggia, tenuto in vita da chi ha scelto di restare.
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