
Una scena agghiacciante, una storia che riguarda un Paese d’Europa, il nostro. Ilaria Salis è entrata in aula a Budapest con le manette ai polsi e i ceppi ai piedi, un maglione chiaro a strisce orizzontali. A un anno dall’arresto, la militante antifascista è accusata di aver aggredito due neonazisti durante una manifestazione a Budapest. Da febbraio 2023 è in una struttura di massima sicurezza in “condizioni disumane”.
Il patriottismo non può e non deve valere a fasi alterne. Per Tajani “siamo di fronte a una violazione delle norme comunitarie. Condurre in quella maniera un detenuto è fuori luogo e non in sintonia con la nostra civiltà giuridica”.
Undici mesi di attesa. Ilaria Salis, 39enne, si è dichiarata innocente e da sempre si dice estranea ai fatti. Deve rispondere di tentato omicidio colposo in concorso. Con i suoi legali dice che parte degli atti le la riguardano sono solo in ungherese e che non ha potuto vedere i video che proverebbero la sua partecipazione agli scontri. Per i primi sette mesi in carcere non ha potuto avere contatti con i genitori. In aula li ha visti per la prima volta non da dietro un vetro.

Una forma di disumanizzazione. Per molte settimane, Ilaria Salis non ha potuto lavarsi con sapone e cambiarsi la biancheria. Non le venivano dati carta igienica e assorbenti. Rischia circa 24 anni di carcere. Nel carcere c’erano topi, cimici e scarafaggi. Si tratta di abusi gravissimi secondo la denuncia del comitato per la sua liberazione. In molti denunciano il mancato rispetto dei diritti umani dal parte del governo di Viktor Orban e il mancato intervento delle istituzioni italiane.
«Mia figlia viene trattata come un animale – ha sottolineato il padre Roberto Salis -. È da 11 mesi che non stiamo scherzando ma stiamo dicendo i fatti. Il punto è che sia i politici e il governo sia anche molti giornali fanno finta di non vedere e continuano a parlare del fatto se sia colpevole o no, lasciando in totale secondo piano il fatto che c’è una violazione vergognosa dei diritti civili».
Eugenio Losco, uno degli avvocati italiani di Ilaria Salis, di fianco al padre Roberto alla prima udienza a Budapest ha detto: «È stato choccante, un’immagine pazzesca – ha sottolineato Eugenio Losco -. Ci aveva detto che veniva sempre trasferita in queste condizioni ma vederla ci ha fatto davvero impressione. Era tirata come un cane, con manette attaccate a un cinturone da cui partiva una catena che andava fino ai piedi, con questa guardia che la tirava con una catena di ferro. Ed è rimasta così per tre ore e mezza».
Poi ha aggiunto: «È una grave violazione della normativa europea l’Italia deve far finire questa situazione ora».
Dalla premier Giorgia Meloni un lungo silenzio sulla vicenda. Eppure, la premier ha un’amicizia consolidata con il primo ministro ungherese Viktor Orban. Quest’ultimo amico e alleato storico di Giorgia Meloni con la quale rivendica valori condivisi. Infatti, nel 2021 durante il governo Draghi, il primo ministro ungherese scrisse una lettera di solidarietà. “Vorrei cogliere l’occasione di questo periodo difficile per ribadire la nostra disponibilità a cooperare con lei e il suo partito – si legge nella lettera scritta da Orban a Giorgia Meloni -. Servono compagni di battaglia affidabili che abbiano una visione comune del mondo”.
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