
Nel centro storico di Salerno, sta prendendo forma un processo di rigenerazione urbana che segue le orme del Terzo Settore nel resto d’Italia. Nella ex chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti, una struttura cinquecentesca in stato d’abbandono da quasi quarant’anni, Blam APS ha creato uno spazio ibrido nel 2018: iMorticelli. Il 26 gennaio, in collaborazione con “Grooves Art Gallery”, è stata presentata la mostra “Consunzione“, concentrata sulle forme del decadimento “come linguaggio dell’essere”.
Spiega Ludovica La Rocca, progettista di Blam, che oggi qui «convivono una portineria di quartiere, una caffetteria sociale e un hub culturale». Il bene è diventato così il «primo punto di comunità della cittá di Salerno», cioè un punto di riferimento per gli abitanti, che ha ospitato più di 200 attivitá socioculturali nello scorso anno. Tra queste, la scorsa estate si era attivato un percorso di coprogettazione culturale “Do It Yourself – Do it Ourselves”, mirato a delineare un programma creato da e per i giovani under-35. «Questo approccio informale ha lo scopo di ingaggiare la comunità e diversificare la scena culturale salernitana» – dice Ludovica – «ma nel lungo periodo è soprattutto mirato a raggiungere degli impatti sociali.»
Riaprendo l’ex chiesa dei Morticelli, questo collettivo di architette vuole incoraggiare la comunità a prendersi cura di questo bene. Non si tratta solo di dar vita agli spazi, ma di utilizzarli per creare delle relazioni sociali nella comunità, cioè, nel lungo periodo, contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone. Recentemente, la comunità de iMorticelli ha vinto il bando “Laboratorio Creatività Contemporanea” finanziato dal Ministero della Cultura con il progetto “Plurale”. L’obiettivo è “implementare l’inclusività e l’accessibilità per tuttə di questo centro culturale”. Alla pluralità di identità, linguaggi culturali e sfide sociali, iMorticelli risponderà nei prossimi due anni.
Come spiega Ludovica «rappresenta un processo, più che un progetto» nel senso che si nutre delle persone che lo abitano, con l’obiettivo di riattivare il tessuto sociale del salernitano. Secondo Blam, questo luogo “ha una forte vocazione culturale, data la bellezza degli spazi, ma anche sociale, essendo in un luogo di frontiera del centro storico”.
Dall’obiettivo condiviso di valorizzare il patrimonio locale, il collettivo della provincia di Salerno “Grooves Art Gallery” ha utilizzato lo spazio dell’ex chiesa per un evento che mette insieme arti visive e sonore. Lo scorso 26 gennaio, l’hub de iMorticelli ha ospitato la mostra collettiva “Consunzione”: questo tema è emerso proprio a partire dallo spazio della Chiesa. Secondo Grooves «Il contrasto tra la solennità eterna dello spazio e la caducità delle opere esposte, offre una suggestione profonda: il processo di erosione, nella sua azione distruttrice, diventa creatore di nuove estetiche».
Sei artisti contemporanei, tra arti visive, come pittura e fotografia, e un’installazione sonora, si sono concentrati sulle forme del decadimento, per celebrarlo “come linguaggio dell’essere”. I partecipanti provengono da tutta la Campania, sono: Alessandro Capasso, Benedetto Costa, Carlo Argentino, Massimiliano de Fusco, Roberto Rosati e Saverio Forte.
Ho parlato con l’artista visuale Massimiliano De Fusco, 23 anni, di Napoli. In occasione della mostra, ha presentato un’installazione comprendente pitture astratte e cimeli del passato. Sul tema del decadimento, De Fusco invita a riflettere sul dialogo tra mutamento umano e morfologico, cioè sul rapporto talvolta conflittuale dell’essere umano con la natura.
L’intento di Grooves Art Gallery è «coinvolgere la comunità locale, invitandola a riflettere sul valore del tempo e sulla trasformazione che attraversa tanto la materia quanto i luoghi che abitiamo». La filosofia che guida il collettivo è infatti la creazione di un dialogo «tra gli artisti stessi, tra gli artisti e il pubblico, e tra l’arte e i luoghi che la ospitano». La mostra cerca di invitare gli spettatori «a vivere e partecipare al gesto creativo», non limitandosi solo ad osservare. La mostra non è solo un evento, ma un vero e proprio momento di comunità, all’interno di uno spazio che vuole esistere per incoraggiarci tutti a prendervi parte.
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