
Bangladesh, 2024. 2500 arresti, 200 morti, migliaia di feriti, le stime peggiori parlano di 61.000 persone colpite dalla violenza. Uno Stato intero in coprifuoco e fuori dal mondo – accesso ad internet bloccato -. Dispiegamento dell’esercito e ordine di sparare a vista. Se non sapete di cosa stiamo parlando, la colpa non è vostra, ma sappiate che c’è uno Stato di 170 milioni di abitanti nel caos più totale. Sta a voi, ora, decidere se ve ne freghi qualcosa. Andiamo con ordine…
Il 1° luglio in Bangladesh è iniziata una mobilitazione studentesca di protesta contro un sistema di quote per accedere alla pubblica amministrazione ritenuto discriminatorio e antimeritocratico. Il sistema infatti riserva il 30 per cento dei posti di lavoro ai figli e ai nipoti dei veterani della guerra di liberazione dal Pakistan, che nel 1971 portò alla nascita del Bangladesh. Ciò porta ogni anno 400mila neolaureati a competere per circa 3mila posti di lavoro.
Le manifestazioni, cominciate pacificamente, sono degenerate in violenza a seguito dell’attacco da parte di attivisti della Bangladesh chhatra league, ala studentesca del partito di governo – la Lega awami -, contro i manifestanti, armati di spranghe di ferro e altre armi. Già qui, la risposta del governo è stata molto aggressiva, mandando polizia e forze militari di frontiera a sedare le proteste e causando decine di morti e almeno un migliaio di feriti.
Il sistema delle quote era entrato in vigore nel 1972 ed era durato fino al 2018, quando un’ondata di proteste studentesche che ne chiedeva la riforma costrinse il governo, guidato dalla stessa prima ministra di oggi, Shehik Hasina, ad abolirlo. Ma a giugno di quest’anno la corte suprema ha confermato una sentenza di un alto tribunale, a cui si erano rivolti alcune famiglie di veterani, a favore del ripristino del sistema delle quote.
Il governo ha da una parte fatto appello contro la sentenza, dall’altra ha difeso il sistema di quote, con la premier che in conferenza stampa ha dichiarato: “A chi dovremmo dare i posti nella pubblica amministrazione se non ai nipoti dei veterani per la libertà? Ai nipoti dei razakar?” associando i manifestanti al gruppo armato pakistano che nella guerra d’indipendenza si era reso autore di atroci crimini di guerra.
Va da sé che a seguito delle dichiarazioni della prima ministra le proteste si sono inasprite. È evidente, oltretutto, che il sistema di quote sia stata la scintilla che ha fatto scoppiare un malcontento che si allarga ad ogni aspetto del governo monopartitico della Lega awabi. Il partito liberale è infatti accusato di controllare la magistratura e di star imprigionando la maggior parte degli oppositori politici.
Le ultime elezioni sono un caso emblematico: la premier ha ottenuto un quarto mandato consecutivo ma con elezioni sostanzialmente boicottate, a causa della protesta dei partiti d’opposizione per il mancato rispetto da parte di Hasina della prassi istituzionale che vorrebbe le dimissioni dalla guida del paese in vista del voto. Tra le manifestazioni di allora e quelle di questo mese, sono stati arrestati più di 10mila attivisti, tra cui il leader dell’opposizione Ruhul Kabir Rivzi. Gli arresti continuano anche all’estero, dove 57 manifestanti sono stati arrestati negli Emirati Arabi, con pene che vanno dai 10 anni fino all’ergastolo.
Da quando le proteste si sono intensificate, la prima ministra Hasina ha adottato misure a dir poco discutibili, chiudendo le universtità e isolando il paese con un blackout che ha impedito l’accesso ad internet e lo scambio di informazioni. Due giorni fa l’accesso è stato parzialmente rispristinato, ma il dispiegamento dell’esercito, il coprifuoco e l’ordine di sparare a vista permangono.
I bangladesi di tutto il mondo si stanno mobilitando per i fatti atroci che stanno avvenendo nel loro paese d’origine. Anche qui, con manifestazioni in alcune parti d’Italia. Resta da capire perché un regime di terrore che soggioga uno stato di 170 milioni persone non è abbastanza importante per far sì che la stampa se ne occupi o che smuovi un minimo le coscienze delle persone.
Dunque, perché i bangladesi non sono degni della nostra attenzione? La risposta è duplice.
In primis i media nazionali e internazionali sono influenzati da interessi politici ed economici, e scelgono di mostrare solo quello che vogliono mostrarti. Non è un caso che gran parte del mondo il 7 ottobre abbia guardato la cartina geografica per capire cosa stesse succedendo tra Israele e Palestina, perché i giornali sono risorti a seguito di un attentato terroristico di Hamas, ignari del fatto che i palestinesi vivevano in una prigione a cielo aperto da 20 anni e subissero reiteratamente occupazioni illegali in Cisgiordania. E non è di certo un caso che il mondo abbia accolto il conflitto russo-ucraino come se fosse tornata la guerra sul pianeta dopo 80 anni. In mezzo ai circa 180 conflitti che sono in corso nel mondo, l’opinione pubblica ha prosciugato le proprie lacrime perché per la prima volta ad essere uccisi erano dei bianchi.
Questo perché i giornali non potevano esimersi dal parlare di uno degli alleati principali degli Usa in medio-oriente, e non potevano esimersi dal parlare del criminale russo, nemico dell’occidente. Tutto ciò che accade al di fuori del nostro orticello non è rilevante, rientra nel classico dramma quotidiano. “Nessuno entra nel panico se le cose vanno secondo i piani, anche se i piani sono mostruosi”
La seconda risposta è un po’ più dura da accettare: perché non ce ne frega nulla. Parliamoci chiaro, le poche battaglie che ci intestiamo a favore dei popoli oppressi sono anch’esse frutto della corruzione. Ce le intestiamo in funzione del fatto che una fazione ideologica di nostro piacimento ha deciso di mettere il cappello su di essa, probabilmente per ragioni che esulano dall’etica e dalla morale. Siamo tutti a favore dei palestinesi perché la sinistra radicale ha deciso di intestarsi questa battaglia, o siamo a favore dei sionisti perché i nostri alleati atlantici lo sono. Diamo pieno sostegno all’Ucraina non perché sia invasa, ma perché è invasa dal nemico dell’occidente, o diamo un’interpretazione più complessa dell’invasione perché la dottrina occidentale ci fa schifo. E infine pensiamo di essere con la coscienza apposto perché queste sono le uniche metastasi del cancro che affligge il nostro pianeta.
Nel frattempo in Pakistan e in Yemen le famiglie vivono nella costante paura che dal cielo possa piovere qualcosa che li uccida, a causa dei frequenti attacchi con droni degli Stati Uniti, soprattutto in epoca Obama; In Siria c’è una guerra civile finanziata da una parte da Putin e dall’altra dagli Usa; i curdi in Turchia vengono massacrati e torturati da anni; In Cina c’è un genocidio silente nei confronti degli Uiguri; In Niger ci sono colpi di stato come se piovesse, e Putin e gli stati europei si sfregano le mani per gli interessi in quella regione; In Congo le multinazionali finanziano spietate milizie che hanno ucciso più di 5 milioni persone, per importare i minerali che servono a costruire i nostri Iphone.
E ora un governo autoritario ha in ostaggio uno Stato intero. Ma fa tutto parte dei piani, e quindi nessuno si scandalizza.
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