
In Campania quaranta morti in nove mesi sul posto di lavoro. Non in guerra, non in una zona di conflitto, ma sul posto di lavoro. È la fotografia agghiacciante della Campania nel 2025, seconda solo alla Lombardia per numero di vittime sul lavoro. Una regione che, con poco più di un milione e settecentomila occupati, registra un aumento del 25% degli infortuni rispetto alla media nazionale. Non è un’emergenza: è un bollettino di guerra. Tre operai morti questo mese a Caserta, tre a luglio a Napoli, precipitati da 25 metri in un cantiere nel quartiere Arenella. Dietro questi numeri, le vite di uomini come Vincenzo Del Grosso, 54 anni, Luigi Romano, 67, e Ciro Pierro, 62. Non numeri. Non statistiche. Ma padri, lavoratori, corpi spezzati in nome della produttività.
Chi ha deciso che si può morire di lavoro? Che la sicurezza è un costo da tagliare? La risposta è nei cantieri senza controlli, nelle aziende che ignorano le norme, negli organici Asl ridotti all’osso, in un sistema produttivo che ancora considera la prevenzione un lusso. È la logica del profitto, quella che alcuni sindacati definiscono “un sistema che uccide”. I dati ci sbattono in faccia la realtà: le costruzioni e la manifattura sono una trappola quotidiana, dove ogni turno potrebbe essere l’ultimo.
I morti sul lavoro in Campania quest’anno sono stati inaugurati da Patrizio Spasiano, un ragazzo di soli 19 anni ucciso dalla Frigocaserta. Patrizio a 19 anni è stato bruciato vivo da una fuga di ammoniaca mentre si trovava su un ponteggio sul quale non doveva lavorare dal momento che lavorava con un contratto stage da una ditta appaltatrice, con cui aveva chiuso un contratto per 500 euro al mese
Le reazioni in questi casi arrivano, ma sempre troppo tardi. Dopo le sirene, dopo il silenzio, dopo i funerali. I sindacati parlano chiaro: serve una svolta, chiedono più ispettori, più formazione, più investimenti strutturali. In particolare, è l’USB insieme a Potere al popolo che chiedono che si smetta di chiamare “incidenti” quelli che sono omicidi sul lavoro.
È tempo di azione concreta, perché ogni nuova morte è una vergogna collettiva. La sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità assoluta, una questione di civiltà. Basta con il teatrino delle responsabilità postume, basta con la narrazione della fatalità. La verità è che in Campania, come in molte altre parti d’Italia, si muore perché qualcuno risparmia dove non dovrebbe, perché chi dovrebbe controllare non può o non vuole, perché la vita di un operaio vale meno di un margine di profitto. Questo, in un paese che si definisce civile, è semplicemente inaccettabile.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...