
In Campania, sono 72mila i giovani ragazzi e ragazze, tra i 18 ed i 24 anni, che nel 2023 hanno dichiarato di aver lasciato prematuramente la scuola. Ed è con questi numeri che la Campania si classifica ad un triste primo posto: è la regione dove si registra il maggior numero di giovani che hanno abbandonato gli studi. Secondo i risultati dell’ultima elaborazione realizzata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre su dati Ista ed Eurostat sul tema dell’abbandono scolastico, in Italia sono ben 400mila gli studenti che hanno deciso di interrompere il proprio percorso scolastico.
Per essere più precisi, sono 431mila i giovani che non hanno continuato con un percorso lungo più di due anni a seguito dell’esame di terza media e che quindi non hanno conseguito il diploma. Secondo la ricerca: “Sebbene in questi ultimi anni sia in diminuzione la percentuale a livello nazionale di coloro che in età tra i 18 e i 24 hanno abbandonato gli studi sul totale della popolazione corrispondente, rimane una criticità che colpisce in particolare i giovani con alle spalle famiglie caratterizzate da un forte disagio sociale e/o alle prese con seri problemi economici”. Vivere in un disagio economico/sociale diventa di conseguenza un problema anche per i giovani che potrebbero ritrovarsi marginalizzati nel mercato del lavoro.
In termini percentuali la Campania con il 16% registra un 5,5% in più di abbandono scolastico rispetto alla media nazionale. Un numero che può sembrare relativamente “basso”. Ma se si prende come termine di paragone il Nord Italia, la percentuale campana raddoppia quella nordica. E nonostante la Campania, in termini di percentuale, si posizioni al quarto posto su scala nazionale, è sempre purtroppo la nostra regione ad aver registrato il numero più alto di abbandoni nel 2023.
Inoltre in Campania è in aumento il numero degli Elet (Early Leaver from Education and Training), i ragazzi che lasciano la scuola prima dei 16 anni e che quindi finiscono in strada, si perdono o sono prede per la delinquenza. L’unica soluzione a questa dispersione scolastica sarebbe un welfare culturale, ovvero un nuovo modello che migliori il benessere della comunità attraverso la cultura. E come lo si applica? Si dovrebbe partire dalle famiglie, prima sede educativa che dovrebbe trasmettere valori ed educazione. Ma in una regione come la Campania e soprattutto in una città come Napoli, l’illegalità è parte del “pacchetto” e molte famiglie si adattano. I giovani sono disinteressati perché i genitori sono i primi a non stimolare interessi, condannando così i figli al degrado sociale.
Purtroppo, non sempre alcuni genitori sembrano apprezzarne i vantaggi formativi ed educativi. Lasciare i figli a scuola significa aprire un orizzonte verso un futuro più consapevole. Legalità e responsabilità non sono concetti così lontani come sembrano, soprattutto per famiglie che vivono disagi economico/sociali. Si può fare la differenza anche con un piccolo gesto. Si può fare la differenza andando a scuola, studiando, emancipandosi.
“Nei prossimi anni questi ragazzi faranno molta fatica; le sfide lanciate dai cambiamenti epocali in atto, come la transizione ecologica e quella digitale, non potranno che relegarli ai margini del mercato del lavoro, mettendo in difficoltà anche le imprese, che faticheranno ancor più di quanto non stiano facendo adesso a reperire tantissime figure altamente specializzate che raggiungono queste competenze dopo aver conseguito un diploma presso un istituto professionale, un ITS o una laurea presso un politecnico” questo è uno dei focus più importanti della ricerca della Cgia di Mestre.
Purtroppo la dispersione scolastica è un argomento che non fa notizia, ma che ha un grande impatto sul futuro delle nuove generazioni. Inoltre mette in luce quanto una società non sia equa. Povertà della famiglia o del territorio di origine, differenze culturali o di genere, incertezza delle prospettive occupazionali, scarsa efficacia dell’istruzione ricevuta in passato sono solo alcuni esempi. E la mancanza di un titolo di studio condannerà inevitabilmente i giovani più “disagiati” ad avere poche opportunità lavorative. Inoltre potrebbe influenzare negativamente i giovani anche da un punto di vista psicologico, rendendo la disparità educativa motivo di sconforto. La Campania e non solo, ma tutta l’Italia ha il dovere di garantire un futuro per i nostri giovani.
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