
La crisi climatica non è più una possibilità: è una realtà creata dalla normale avidità insaziabile di un sistema capitalista vorace. Mentre i ghiacciai si sciolgono e intere comunità vengono assasinate, i responsabili siedono nei loro jet privati, brindano a profitti record e accumulano ricchezze. In questo contesto macro in Campania sempre più giovani soffrono di ecoansia.
Secondo un’indagine di Legambiente Campania, il 50,7% dei giovani intervistati si dichiara abbastanza preoccupato per i cambiamenti climatici, mentre il 37,4% è molto preoccupato. Ma come potrebbero non esserlo? Viviamo in un mondo dove il profitto viene anteposto alla vita stessa, dove le multinazionali devastano l’ambiente e i governi si inginocchiano al loro volere, incapaci, o meglio, non volenterosi, a sfidare il dogma neoliberale.
Dobbiamo dirlo chiaramente: non si tratta di un problema di individui, ma di sistema. La macchina capitalista è progettata per trasformare ogni risorsa in profitto, rifiutando di dare conto ai costi umani e ambientali. Perché smettere di estrarre petrolio, quando le aziende energetiche accumulano miliardi? Perché ridurre le emissioni, quando l’industria dei combustibili fossili tiene in pugno l’intera politica mondiale?
Il neoliberismo non è solo un modello economico: è un mantra che glorifica la disuguaglianza e la distruzione. E mentre i miliardari continuano a vivere nel lusso più sfrenato, ai giovani è lasciata una sola eredità: un pianeta morente in cui l’idea dei benessere è possibile solo se congiunta a quella di sfruttamento.
Ogni tanto, quando hanno ne guadagnano, i miliardari ci regalano la loro patetica pantomima della sostenibilità. Bezos pianta qualche albero, Musk parla di Marte come se la fuga fosse un’opzione valida, e intanto i loro profitti continuano a crescere a discapito del pianeta. La verità è che questi stessi individui sono gli architetti del disastro climatico. E no, non saranno certo le nostre docce più brevi o i sacchetti biodegradabili a salvare il mondo.
In Campania sempre più giovani soffrono di ecoansia, e chi non si accoda a loro? Il 37,4% si definisce molto preoccupato, e non è difficile capire il perché. Il cambiamento climatico è ormai parte della loro quotidianità, ma invece di soluzioni reali, vengono bombardati da campagne ipocrite che spostano la responsabilità sulle loro scelte personali, mentre i veri colpevoli restano impuniti.
Legambiente Campania, con il progetto “Change Climate Change”, ha evidenziato come il disagio psicologico legato ai cambiamenti climatici colpisca soprattutto i giovani tra i 20 e i 30 anni, con un’incidenza maggiore tra le donne. Tuttavia, ridurre gli sprechi o adottare consumi critici, per quanto importante, non è la soluzione. Non possiamo combattere un incendio globale con bicchieri d’acqua.
E forse abbiamo bisogno di smantellare l’architettura del potere che sostiene il capitalismo fossile, di abbattere le barriere che proteggono le élite e di costruire un mondo in cui la vita venga prima del profitto.
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