
Un cittadino della Campania vive in media 81,7 anni, mentre nella provincia autonoma di Trento l’aspettativa di vita raggiunge 84,7 anni. Tre anni di differenza che raccontano più di una semplice statistica: dietro questi numeri si nasconde il ritratto di un Paese ancora profondamente diviso dal punto di vista della salute, del benessere e delle opportunità. Il dato emerge dal Rapporto Meridiano Sanità 2025, presentato a Roma, che ogni anno misura lo “stato di salute della popolazione” italiana attraverso indicatori demografici, sanitari e socioeconomici.
Il rapporto valuta la salute delle regioni italiane sulla base di sei parametri principali: l’aspettativa di vita alla nascita, l’aspettativa di vita in buona salute, il tasso di mortalità infantile, la mortalità standardizzata per età, la prevalenza di patologie croniche ad alto impatto e la comorbidità, ovvero la presenza contemporanea di più malattie.
Sulla scala di valutazione da 1 a 10, la Campania ottiene un punteggio di 3,3, risultando al terzultimo posto in Italia, davanti solo a Calabria e Sicilia. Quando si includono anche i fattori ambientali, individuali e socioeconomici, il punteggio campano scende a 3,9, collocandosi all’ultimo posto assoluto tra le regioni italiane.
Il rapporto sottolinea come le disuguaglianze nella salute siano il risultato di un intreccio complesso di fattori: dal reddito al livello di istruzione, dalle condizioni ambientali all’accesso ai servizi sanitari, fino agli stili di vita. In Campania, il reddito pro capite medio si aggira attorno ai 20.000 euro, mentre in Trentino-Alto Adige supera i 50.000 euro. Una forbice economica che si riflette chiaramente anche in termini di longevità.
Chi dispone di maggiori risorse economiche tende infatti ad avere una migliore alimentazione, un maggior accesso alla prevenzione e condizioni di vita più salubri. Al contrario, le aree più svantaggiate devono spesso fare i conti con un sistema sanitario sotto pressione, livelli di inquinamento più elevati e comportamenti a rischio, come il fumo o una dieta poco equilibrata.
Un altro elemento critico emerso dal rapporto riguarda la diffusione delle patologie croniche — come diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie — che in Campania presentano tassi superiori alla media nazionale. Inoltre, la comorbidità (la presenza simultanea di due o più malattie) incide pesantemente sulla qualità e sulla durata della vita, accentuando il divario con le regioni del Nord.
Il quadro delineato da Meridiano Sanità conferma che l’Italia continua a essere un Paese a due velocità, anche sul piano della salute. Il Nord gode di migliori condizioni economiche, ambientali e sanitarie, mentre il Sud — e la Campania in particolare — sconta ritardi strutturali e disparità di accesso ai servizi essenziali. Colmare questo divario richiede politiche pubbliche mirate, investimenti nella sanità territoriale e una maggiore attenzione alla prevenzione. Solo così sarà possibile garantire a tutti i cittadini italiani le stesse opportunità di salute e longevità, indipendentemente dal luogo di nascita.
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