
La Cina vince l’oro ai Giochi Asiatici per i 100 metri di corsa ad ostacoli femminile. La competizione è stata vinta dalla cinese Lin Yuwei davanti alla connazionale Wu Yanni – che poi è stata squalificata. Le due ragazze subito dopo il traguardo si sono abbracciate felici per quella che in quel momento sembrava essere una doppietta per la Cina, l’ennesima in questi Giochi dominati dai padroni di casa, che finora hanno vinto quasi 300 medaglie complessive.
Ma la storia ha memoria lunga. Ed il fato ha voluto che in quell’abbraccio di gioia ed esaltazione per la grande vittoria si unissero i numeri delle due atlete. Riportando alla memoria qualcosa di cui la Cina ha premura di mantenere sotto il tappeto grazie alla censura. Nei giochi asiatici sul fianco di Lin c’è il numero 6, su quello di Wu il 4. Nonostante la Cina vince l’oro nei Giochi Asiatici, la foto è stata sottoposta a censura su tutti i giornali e social media cinesi, dove aveva iniziato a diffondersi. Questo perché erano numeri che diventano subito un riferimento, perché possono essere letti anche come una data: il 4 giugno.
Una data storica per il popolo cinese quella del 4 giugno 1989 su cui la Cina ha voluto mettere la censura. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 vengono uccisi centinaia di studenti e lavoratori a Pechino. L’Esercito di Liberazione Popolare reprime con violenza le proteste dei cittadini, iniziate un mese e mezzo prima. Le persone chiedono libertà, democrazia, riforme, salari più equi e condizioni di vita migliori. Già il 15 aprile 1989, dopo la morte di Hu Yaobang, ex capo del Partito comunista, circa 100mila studenti si erano riuniti per esprimere la loro insoddisfazione verso il governo di Pechino.
Il 27 aprile – e poi ancora a maggio – studenti provenienti da più di 40 università marciarono su piazza Tienanmen. A loro si unirono anche operai, intellettuali e altri funzionari pubblici. Il 20 maggio il governo impone la legge marziale, mentre molti studenti cominciano lo sciopero della fame. Il 5 giugno una colonna di carri armati Type 59 attraversa l’angolo nord est di piazza Tienanmen.
Scriveva Rassegna Sindacale nel luglio del 1989:
«Dopo il massacro operato dai carri armati sulle pacifiche dimostrazioni degli studenti e dei lavoratori a Pechino il 4 giugno, i successivi dieci giorni vedono dilagare il terrore nella capitale come pure in molte altre città cinesi. Il governo chiede alla gente di usare la speciale «linea calda» per riferire su qualsiasi capo o attivista conosciuto per aver partecipato al movimento degli studenti autonomi o alla Federazione dei lavoratori. Il 12 giugno l’emittente televisiva centrale cinese (Cctv) mostra un capo della Federazione autonoma dei lavoratori di Shanghai, con i segni di dure percosse, detenuto dall’ufficio di Pubblica sicurezza».
Nella memoria collettiva resta la foto simbolo del “Tank Man“. Un giovane, solo e disarmato, il 5 giugno 1989 si fermò davanti ai carri armati nel tentativo di arrestare la loro marcia. L’immagine fu scattata da Jeff Widener, un fotografo dell’Associated Press, da un balcone del Bejing Hotel.
Scrive sempre il Times: «Gli eroi nella fotografia del carro armato sono due: il personaggio sconosciuto che rischiò la sua vita piazzandosi davanti al bestione cingolato e il pilota che si elevò all’opposizione morale rifiutandosi di falciare il suo compatriota». Un quotidiano britannico diffonderà la notizia che il Rivoltoso Sconosciuto fosse stato giustiziato giorni dopo, ma la notizia non fu mai confermata. Ancora oggi non si sa chi fosse il ragazzo, se sia libero o in carcere, vivo o morto. Esistono cinque versioni diverse che ritraggono l’evento e che non sono state distrutte dai servizi segreti cinesi. L’ultima, che riprende la scena da terra, è stata pubblicata solo nel 2009.
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