
Le proteste degli scorsi giorni in Francia hanno costretto il presidente Emmanuel Macron ad abbandonare d’urgenza il Consiglio europeo a Bruxelles per presiedere una riunione con il governo e le forze dell’ordine per farvi fronte. Dopo le sommosse di gennaio per la controversa riforma sulle pensioni, probabilmente il presidente Macron è stato colto di sorpresa da questa nuova impronosticabile ondata di manifestazioni ed ha accompagnato ad azioni piuttosto confuse dichiarazioni contraddittorie e a tratti preoccupanti, mentre la sua principale rivale, Marine Le Pen è stata molto più capace di capire il momento e sfruttarlo.
Macron ha detto che le azioni del poliziotto accusato sono “ingiustificabili”, ha condannato con termini molto duri le proteste, ha individuato nei videogiochi e nei social network alcune delle cause delle azioni violente perché, a suo dire, “portano all’emulazione” arrivando quasi a proporre un blocco dei social ed ha, infine, parlato di introdurre una legge per lo stato di emergenza come avvenne nel 2005 e per le azioni terroristiche di pochi anni fa. A fronte di tali proclami Marine Le Pen ha detto di “attendere la fine delle indagini”, ritenendo eccessivi i commenti di Macron in merito all’introduzione di una legge per lo stato di emergenza.
Le Pen sta cercando di fare quello che ha reso popolare Giorgia Meloni in Italia e sta funzionando per Alice Weidel in Germania, allargare il proprio elettorato con dichiarazioni apparentemente moderate.
1 novembre 1976, al numero 9 di Villa Poirier c’era l’appartamento della famiglia Le Pen, nella notte sono stati fatti detonare cinque kili di dinamite che lo hanno totalmente distrutto, si salvano tutti per miracolo. Marine Le Pen ha 8 anni, il Front National (FN), fondato dal padre Jean-Marie Le Pen, ne ha solo 4. La storia tra i due prenderà i risvolti di una tragedia greca che inizia con un prologo drammatico e termina con un metaforico parricidio.
Nel settembre 1987, durante un’intervista che chiedeva a Jean-Marie Le Pen se condividesse le stesse idee di un noto negazionista dell’olocausto rispose “non dico che le camere a gas non siano mai esistite. Io personalmente non le ho mai viste“. Sarà una delle prime dichiarazioni di Le Pen che identificheranno lui e il suo partito come antisemiti e razzisti. La sua carriera politica toccò il punto più alto nel 2002, quando arrivò al ballottaggio con il futuro presidente Jacques Chirac, il quale si rifiutò di dibattere con Le Pen per le sue idee aberranti. Pur ottenendo solo il 17.79% dei voti al secondo turno, il risultato resterà il migliore della storia per il FN con Jean-Marie Le Pen alla guida. Nell’agosto 2015 venne estromesso dalla figlia Marine, cosa che ruppe totalmente i rapporti tra i due.
Marine Le Pen ha iniziato come avvocato, ha continuato come europarlamentare ed esponente del suo partito, nel 2015 ne ha preso la guida e, nel 2018, lo ha rinominato Rassemblement National (RN). Lo ha condotto con fortune alterne a quello che è, ad ora, il miglior risultato di sempre per il suo partito e ad essere una seria minaccia per il partito di Macron e un interlocutore scomodo e di cui tener conto per le istituzioni europee.
Secondo Benjamin Morel, docente dell’Università Panthéon-Assas, è da un po’ di tempo che il partito di Le Pen sta adottando un atteggiamento moderato, che chiama “strategia del completo e della cravatta”. Si avvicinano alle dichiarazioni di Macron, non cercano di attirare l’attenzione con dichiarazioni estreme, mantenendo un profilo più moderato e diplomatico.
Anche per il professore di scienze politiche dell’Università di Tours, Sylvain Crepon, la linea dura che RN ha nei confronti delle migrazioni extraeuropee è cosa assodata e non necessita di venir ripetuta ad ogni occasione. D’altronde la cosa è ben chiara dallo statuto del partito del stesso, ergo, a differenza di Eric Ciotti, esponente dei Les Républicains, che espone la propria linea radicale ad ogni occasione, non c’è bisogno di ribadirla e si tenta di attirare la fetta più moderata dell’elettorato.
Non è un caso che il partito di Le Pen sia cresciuto sia ai primi turni delle ultime due elezioni (passando dal 21,3% al 23,2%), che ai ballottaggi (dal 33,9% del 2017 al 41,5%) (fonte: Politico). Le proteste potrebbero fornire ulteriore spinta all’estrema destra francese. Indicativi, ma certamente non sufficienti a fornire una risposta definitiva, i risultati delle due campagne di raccolta fondi istituiti durante le proteste. Per il supporto alla famiglia di Nahel sono stati raccolti 367mila euro, per aiutare la famiglia del poliziotto che ha aperto il fuoco, oltre 1,45mln di euro donati da più di 58mila partecipanti.
Secondo Gilles Ivaldi, scienziato politico del CEVIPOF, RN sta seguendo una doppia linea, una moderata con Le Pen e una più estrema con Jordan Bardella, 27enne figlio di immigrati, che promette l’espulsione di tutti i criminali stranieri se dovessero vincere le elezioni. Le proposte di Bardella sono salutate con favore dall’elettorato più estremo che, negli ultimi sondaggi, sembra essere in crescita.
Le Pen sembra guadagnare consensi nella fascia più moderata, mentre è saldamente al comando di quella che vota estrema destra. Il partito di Ciotti non costituisce una minaccia, dal momento che viene generalmente visto come una copia della ben più popolare Le Pen.
In Europa continua il dilagare dei partiti di estrema destra: in Italia il partito al governo è Forza Italia della premier Giorgia Meloni; in Germania nelle elezioni locali AfD è una forza affermata e nei sondaggi è saldamente al secondo posto, in alcuni casi risulta anche più popolare dei socialdemocratici di Olaf Scholz; in Spagna si andrà a nuove elezioni e pare che chiunque voglia governare non potrà far altro che allearsi con Vox, terzo partito del paese.
Questa è solo la situazione di tre dei principali attori europei, ma ci sarebbero anche le questioni di Austria, Scandinavia ed est Europa del Gruppo di Visegrád. La nuova tendenza nazionalista dei paesi europei rischia di essere un problema grave per questioni quantomai urgenti come la crisi migratoria, quella ambientale, quella relativa alle risorse energetiche e alle relazioni extraeuropee.
La Francia vive una condizione di razzismo endemico, a febbraio, il CRAN (Consiglio rappresentativo delle associazioni delle persone nere) ha condotto un sondaggio che ha presentato all’Assemblea nazionale. L’indagine misurava la percezione e l’esperienza della discriminazione, il sistema si basava sull’autopercezione e le esperienze dei coinvolti.
Il 91% degli intervistati ha affermato di essere stato vittima di discriminazione razziale, il 41% dice di averlo subito in spazi pubblici, il 31% sui luoghi di lavoro, più della metà degli intervistati dice di non riuscire ad ottenere un colloquio di lavoro o un incontro per acquistare o affittare una casa. Il problema è largamente diffuso e rischia di acuirsi con un partito di estrema destra al potere.
Le elezioni in Francia sono ancora molto lontane, le prossime si terranno nel 2027, ma mai come in questo periodo Macron si trova ad affrontare crisi che possono farlo traballare ed esporre uno dei principali paesi dell’area UE ad un cambiamento radicale.
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