
Sono circa 200 milioni nel mondo e 80mila in Italia, tra cui 7mila minori, le donne che hanno subito mutilazioni genitali. Il 60% degli operatori sanitari italiani, però, considera inadeguata la propria formazione sul tema. Errori e luoghi comuni, come quello secondo cui la pratica viene effettuata per motivi religiosi, quando invece non è prescritta da nessun credo.
Secondo quanto riporta Amref, si tratta di una pratica diffusa in diverse parti del mondo. Una forte presenza è in Africa, Asia e in alcune comunità della diaspora in Europa. Regno Unito, Francia e Italia sono i Paesi con il maggior numero di donne e ragazze che hanno subito questa violenza.
Per prevenire e contrastare le Mutilazioni Genitali Femminili l’Italia dispone di strumenti contenuti nella legge 7 del 2006 e del Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023. Ma non ci sono informazioni trasparenti su quale sia lo stato delle cose.
Anche l’esito del bando 2023 del Dipartimento Pari Opportunità per una nuova mappatura del fenomeno non è stato ancora reso noto. A denunciarlo è ActionAid. Sottolineando che ogni anno vengono stanziati fondi al dipartimento per le Pari Opportunità, al ministero della Salute e al ministero dell’Interno per interventi specifici, come la gestione del Numero verde contro le Mgf (800.300558).
Tuttavia l‘assenza di dati pubblici sull’impatto di queste risorse – sostiene ActionAid – rende difficile valutare l’efficacia degli interventi realizzati. Mentre l’esperienza quotidiana degli enti che lavorano con le donne portatrici o a rischio di MGF dimostra la necessità di misure più incisive di prevenzione e supporto. Ad esempio riconoscere le conseguenze fisiche e psicologiche derivanti dalle MGF attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, promuovendo il loro inserimento nella lista dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) per le patologie croniche e consentendo l’esenzione del ticket.
«Questa pratica – ha affermato il presidente dell’Iss Rocco Bellantone – è purtroppo una realtà che ci riguarda anche da vicino. Le mutilazioni genitali non sono solo una grave violazione dei diritti umani, ma anche un problema sanitario che richiede il nostro massimo impegno».
L’indagine pilota nazionale condotta dal Centro di ricerca in Salute globale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto Nazionale e la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà ha coinvolto oltre 300 medici. Tra cui in particolare ginecologi, ostetriche e pediatri, contattati attraverso survey online, e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Reports on Global Health Research.
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