
Secondo uno studio della Cgil i lavoratori italiano lavorano più dei tedeschi e francesi, ma guadagnano un terzo di meno. Allarmanti sono i dati che riguardano l’incidenza del part time involontario che tocca il 57,9%, la categoria più penalizzata è quella femminile. Il lavoro a termine è del 16,9%, un record nell’Eurozona.
A caratterizzare la vita dei lavoratori dipendenti in Italia sono i bassi salari e la precarietà. Un lavoro precario che, in modo drammatico, incide sulla qualità dalla vita dei lavoratori e delle lavoratrici. A dircelo è uno studio della Cgil sui redditi dei lavoratori. Sui circa 17 milioni di dipendenti del settore privato, 5,7 milioni guadagnano in media meno di 11 mila euro lordi annui, pari a meno di mille euro al mese. Lo studio mette in evidenza l’incapacità di questi stipendi nel garantire una vita che va oltre le spese essenziali. Penalizzata è l’esistenza tutta di chi lavora. Lo studio spiega come nel 2022 il salario medio in Italia si sia attestato a 31,5 mila euro lordi annui, un livello più basso rispetto a quello tedesco (45,5 mila) e francese (41,7 mila). Ponendo l’attenzione al settore privato, nel 2022 il salario medio dei 17 milioni di lavoratori dipendenti (dati Inps in cui sono esclusi agricoli e domestici) si è attestato a 22.839 mila euro lordi annui, un aumento medio del +4,2% rispetto al 2021 (+911 euro lordi annui), nettamente inferiore all’inflazione del 2022.
Il 59,7% di questi lavoratori ha salari inferiori alla media generale, ed è composto da oltre 7,9 milioni di dipendenti discontinui e da oltre 2,2 milioni di lavoratori part time per l’anno intero. L’aumento salariale in questo settore è stato superiore a quello privato, pari al +6,3% rispetto al 2021. A peggiorare la situazione risulta anche l’inflazione che erode il potere d’acquisto. La questione salariale caratterizza da decenni il nostro paese ed è dovuto anche del modello di sviluppo fondato su un sistema produttivo a basso valore aggiunto che si basa sulla micro-piccola impresa. A determinare i salari bassi sono anche i lunghi ritardi nel rinnovo dei contratti nazionali di lavoro. In questo modo si viene a creare un mix di elementi che tende a generare una domanda di lavoro non qualificato, precario e meno retribuito.
Per invertire questa tendenza, lo studio spiega, come sia importante intervenire su tutti i fattori che determinano i bassi salari: discontinuità, part time involontario, basse qualifiche e gravi ritardi nel rinnovo dei contratti.
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