
Il pluralismo in Italia non manca, il panorama mediatico del nostro paese è ben sviluppato e garantisce una reale diversità di opinione. Per la maggior parte, i giornalisti italiani godono di un clima di libertà. Ma a volte cedono alla tentazione di autocensurarsi, o per evitare una denuncia per diffamazione o altre forme di azione legale.
Rispetto al 2022, dove l’Italia era alla 58ª posizione, troviamo un recupero di ben 17 posizioni. Posizionandosi davanti agli Stati Uniti, l’Italia parrebbe godere di una rinsavita, eppure non basta.
Secondo il Reporters Without Borders (RSF) la libertà di stampa in Italia continua ad essere minacciata dalla criminalità organizzata, in particolare nel sud del paese, nonché da vari gruppi estremisti violenti. Questi sono aumentati significativamente durante la pandemia e continuano a ostacolare il lavoro dei professionisti dell’informazione, specialmente durante le manifestazioni.
In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, il Ministero dell’interno nel 2022, ha pubblicato i dati delle intimidazioni ai danni di giornalisti. Nel primo trimestre 2022 sono stati registrati 44 atti intimidatori, un calo consistente rispetto ai 63 documentati lo scorso anno nello stesso periodo. Il trend è poi proseguito nei primi mesi del 2023: 14 gli atti denunciati rispetto ai 28 riferibili allo stesso periodo del 2022. Dal ministero arriva tuttavia l’invito a leggere con attenzione questo andamento in calo «anche alla luce di una possibile tendenza alla diminuzione delle denunce da parte delle vittime».
Il 27% delle intimidazioni avvengono tramite il web, in particolare sui social. La polarizzazione della società italiana durante la pandemia di Covid-19 ha colpito giornalisti, oggetto di aggressioni sia verbali che fisiche durante le proteste contro le misure adottate dalle autorità per combattere la pandemia.
Questa polarizzazione persiste, cristallizzandosi intorno a questioni politiche o ideologiche legate agli eventi attuali. Di fatto alle volte succede che il giornalista si conformi alla linea editoriale della propria redazione giornalistica. Un certo grado di paralisi legislativa frena l’adozione di vari disegni di legge che sono stati proposti per preservare e persino migliorare la libertà giornalistica.
Secondo un rapporto Demonishing the media realizzata nel 2018 dall’organizzazione britannica Index on Censorship, l’Italia è il primo paese in Europa per numero di aggressioni fisiche e intimidazioni segnalate nei confronti dei giornalisti; in modo particolare da parte dei privati cittadini e dalla criminalità organizzata.
I giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata e sulla corruzione sono sistematicamente minacciati e talvolta soggetti a violenze fisiche, compresi incendi dolosi alle loro auto o alle loro case. Campagne intimidatorie online sono state orchestrate per “punire” i giornalisti che hanno il coraggio di esplorare temi così delicati come la collusione tra famiglie mafiose e politici locali.
Venti giornalisti stanno attualmente ricevendo protezione 24 ore su 24 dalla polizia perché vittime di intimidazioni, minacce di morte o attacchi. Rinnovando il messaggio che ha voluto lanciare il presidente Mattarella nel 2022, ci auguriamo che un giorno le cose possano migliorare sempre di più.
«La libertà di stampa, insieme alla libertà di essere informati, è il termometro della salute democratica di un paese. Ce lo insegnano in questi giorni i drammatici avvenimenti della guerra in Ucraina. È compito della comunità internazionale ai vari livelli rendere effettivi questi diritti».
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