
I dati dimostrano che sono circa 1 milione e 164mila gli studenti che, in Italia, si “esonerano” dal seguire l’ora di religione a scuola. Si è verificato un incremento di 68mila rispetto all’anno 2022/2023, passando da una media del 15,5 ad una di 16,62% nell’anno 2023/2024. I dati sono stati rilasciati dall’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), ottenuti grazie ad un accesso civico generalizzato al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Si è riscontrata una differenza sostanziale tra nord e sud riguardo le percentuali degli studenti che preferiscono non seguire le ore di religione a scuola. Le città prime in classifica sono Firenze (51,51%) e Bologna (47,29%). A seguire ci sono Aosta, Biella, Mantova, Brescia Trieste e Torino. Insomma, tutte città capoluogo del nord Italia. Agli ultimi posti in classifica si trovano Napoli (2,93%), Barletta-Andria-Trani (2,13%) ed Enna (1,99%). Ma perché la percentuale è più alta al nord anziché al sud? Si è più religiosi al sud anziché al nord? Penso che un pensiero del genere possa essere analizzato non vedendo quante persone sono praticanti e seguono la messa ogni Domenica; è più opportuno vedere quante persone credono, di propria spontanea volontà o perché si è ricevuta un’educazione molto cattolica che perdura di generazione in generazione. Il sud Italia è noto per la sua vita religiosa e scaramantica, ma non per questo deve essere assoggettata solamente a queste due caratteristiche.
È nettamente visibile che, in questa generazione, i giovani abbiano uno stile di attaccamento alla religione diverso rispetto alle generazioni passate. Il compito della scuola è quello di tramandare conoscenze che possono derivare dalla settimana precedente come da 1000 anni prima; la vera difficoltà sta nell’adattare questi argomenti passati alla generazione presente. Ci si deve adeguare al modo di fare, pensare e vivere degli alunni, cosicché si possano continuare a tramandare i valori del rispetto e della disciplina, ma anche della comprensione. Gli studenti devono essere stimolati; è l’unico modo per far sì che il seme piantato dentro il bambino o l’adolescente non muoia, ma che cresca e fiorisca. Sembra però che questo aspetto passi in secondo e che prevalga ancora il pensiero degli adulti anziché dei ragazzi. Di certo la proposta del Ministro dell’Istruzione Valditara di introdurre la lettura della Bibbia nei programmi didattici della scuola primaria è controcorrente rispetto alla visione laica che dovrebbero avere le scuole. Può essere utile, ma è davvero necessaria in confronto ad altre problematiche che riscontra la scuola italiana al giorno d’oggi?
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