
Al Pessoa Luna Park si è celebrato il terzo memoriale della scomparsa di Mario Paciolla, giornalista e funzionario ONU operante in Colombia.
Mario Paciolla veniva ritrovato senza vita nel suo appartamento di San Vincente del Caguán. Due giorni dopo sarebbe ripartito per Napoli, per tornare dalla sua famiglia, che da quel giorno non fa altro che chiedere e cercare verità e giustizia per Mario, opponendosi alle sentenze di suicidio esposte sul caso dalla Procura di Roma, quella colombiana e al silenzio dell’ONU, il “datore di lavoro” di Mario Paciolla.
«Vogliamo creare una memoria sociale, perché non esiste solo una verità processuale. Per farlo, raccontiamo la storia di Mario, affinché ci si faccia un’idea di chi era e del perché sia morto», mi ha detto Anna Motta, la madre di Mario, nella scorsa intervista.
La memoria sociale esiste ed è in progressione, insieme a una rete comunitaria che ha scelto di non restare indifferente davanti alla vicenda di Mario Paciolla e alla ricerca di chiarezza sul suo caso. Al terzo memoriale, infatti, si sono susseguiti interventi anche di persone che non conoscevano Mario insieme a interventi dei suoi amici più cari e, infine, dei suoi amati genitori.
«Siamo in uno spazio pubblico. Uno spazio che ci permette di condividere il dolore. Ma questo spazio è formato anche dai legami che Mario ha costruito, sia con suoi amici che con persone che non lo conoscevano e che oggi sono qui», afferma Laura Lieto, vicesindaca di Napoli.
Roberto Fico, Presidente del Comitato Garanzia del Movimento Cinque Stelle: «Il grande problema del nostro paese è affrontare le questioni difficili anche a livello internazionale: Paciolla, Regeni, l’Italia non prende posizione forte rispetto a questione diritti umani e a questioni terribili accadute in paesi terzi. I valori che dovrebbero rappresentare la nostra Costituzione sono traditi, perché gli affari che si fanno con tanti paesi superano le concezioni dei diritti umani, la verità e la giustizia che un paese deve sempre pretendere. Il problema principale è che nei governi tante cose si bloccano oggi non c’è solo il ricordo di Mario, ma siamo qui per affermare che il nostro paese vuole essere differente e un paese che non ignora. Anche con gli altri paesi, non puoi collaborare fino in fondo se non metti al primo piano i diritti umani. Quella di Mario non deve essere una storia napoletana, ma internazionale».
Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans: «Immaginiamo che Mario Paciolla sarebbe salito a bordo con noi a chiedere verità e giustizia per le migliaia di persone che non riescono a superare una frontiera e raggiungere un’altra sponda. Abbracciamo il desiderio e la lotta costante di richiesta di verità e giustizia per Mario. Tra qualche giorno ricorrerà un anniversario, quello di Carco Giuliani: a Carlo e Mario il nostro grido fortissimo di pretesa di verità e giustizia e per tutte le persone che in questo momento stanno provando ad attraversare tutte le frontiere del mondo».
Emanuela Motta, legale della famiglia Paciolla: «A ogni mio intervento c’è da ringraziare le istituzioni che hanno sempre supportato la famiglia, gli artisti, i giornalisti, i ragazzi di comitato Giustizia per Mario Paciolla, che si sono spesi anche per creare questo evento. Tutto ciò va a supportare la famiglia che in questi casi si va a trovare da sola, se non c’è una rete di supporto. Si chiedono due cose: verità e giustizia. La prima la sappiamo in parte, ma vogliamo sapere altre cose. Dopo la verità viene la giustizia. Tutto questo non è solo per Mario, ma è per tutti quei ragazzi che vanno in giro per il mondo per cambiare le cose, per difendere diritti che sono anche i nostri».
Alessandra Ballerini, legale della famiglia Paciolla: «Anna e Pino mi hanno insegnato moltissime cose in questi anni, in particolare una volta mi hanno rimproverato per aver parlato di battaglia, mi hanno detto: noi non ci sentiamo in lotta con nessuno. Lì ho capito che sono una spanna sopra, perché non è facile parlare così per dei genitori a cui è stato ucciso un figlio. Noi la verità la conosciamo e siamo certe che la magistratura renderà conto di queste evidenze che sono state presentate. Io non ho conosciuto Mario, ma conoscendo gli amici, la famiglia è quello che aveva scritto mi sono innamorata di Mario e questo rende più facile e più difficile cercare giustizia».
«Sono tre anni che parlo e dovrò parlare ancora troppo», conclude Anna Motta, «perché purtroppo vedo una verità lontana. Questo, però, non mi scoraggia, perché ho con me voi, una rete importante che ci consente di andare avanti. Questo è un percorso in cui ci sono forze ostinate che non si sono interfacciate né con noi ne con gli avvocati: l’ONU, che si è resa latitante. È un silenzio assordante. La vita ci dice che più loro non parleranno, più la nostra voce sarà forte, questo me lo sento di dire come madre e come persona certa che sarete sempre accanto a noi. Nell’ultimo anno, soprattutto, ci sono state tantissime dimostrazioni di affetto di gente qualunque, ma non solo. Vi chiedo stasera di essere sempre al nostro fianco, Napoli è una città che ha vinto sempre le sue battaglie, ce l’ha fatta sempre da sola e sono certa che per il caso di Mario la voce di Napoli andrà ovunque. Il 19 ottobre ci è arrivata richiesta di archiviazione del caso di Mario, per noi una doccia fredda perché sosteniamo che Mario non si sia suicidato, ma sia stato ucciso. Una vicenda così complessa non può essere archiviata, i nostri avvocati il 16 maggio hanno fatto una lunga discussione sugli elementi emessi dalla Procura, che ringraziamo per il lavoro svolto in tutti questi anni e speriamo che il giudice prenda in considerazione le evidenze che si sono succedute».
L’evento si è concluso con le esibizioni musicali di PeppOh, Valerio Bruner, Marilena Vitale e Dario Sansone.
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