
In scena l’8 e 9 luglio al Teatro Politeama la pièce “In the Solitude of Cotton Fields“, con la regia del giovane regista russo Timofey Kulyabin e la drammaturgia di Roman Dolzhansky, in coproduzione con Dailes Theatre Latvia e Ekaterina Yakimova.
Sul palco John Malkovich classe 1953 e l’attrice lituana Ingeborga Dapkunaite interpretano una scrittura di Bernard Marie Koltès dal titolo originale Dans la solitude des champs de coton. I due personaggi rappresentato simbolicamente un venditore e un acquirente, anche se l’oggetto del commercio non è del tutto comprensibile, non è mai esplicito. A parlare sono due uomini, due personaggi vestiti da uomo, o forse si tratta di un solo uomo. È la coscienza, il subconscio, sono le voci interiori. È la solitudine che parla, quella solitudine – gli attori spiegheranno – che rientra nel ruolo stesso di un attore che quando studia la sua parte da recitare lo fa da solo.
La solitudine ci sta logorando

Probabilmente l’idea del racconto del libro di Bernard Marie Koltès del 1985 nasce da una conversazione ascoltata in Marocco, che riguarda la compravendita di un oggetto, o magari di sesso.
Il desidero si paga.
La parole dette, la trama della scrittura si intrecciano con il movimento della danza capoeira. I due attori infatti, si muovono sul palco come in una danza: in continuo scambio, in continuo conflitto. Conflitto che terminerà secondo la scrittura di Koltès in tragedia.
Lo spettacolo è sensuale e provocatorio, cerebrale, crudo. Lussuria e perversione sono forse, la merce dello scambio. Gli elementi in gioco sono l’idea del desiderio, l’oggetto, il prezzo.
“Se lei va in giro a quest’ora della notte è perchè lei vuole qualcosa. Ed io gliela posso dare. Io sono qua a colmare l’abisso del desiderio. Ma lei deve dirlo, lo dica, come se fosse di fronte a un albero, al muro di una prigione. O al silenzio dei campi di cotone, dove si cammina nudi al crepuscolo”
La performance, in lingua inglese, presenta uno schermo video sulla testa del palco e sopra i sovratitoli in lingua italiana. Cinque videografi giocano con i volti degli attori, in ingrandimenti e dettagli, disegnando movimenti e incroci, realizzando immagini cinematografiche.
Alla domanda a fine spettacolo durante il dibattito aperto a giornalisti, stampa straniera e pubblico gli attori diranno: guardano la telecamera in realtà ci guardiamo l’uno con l’altro, recitiamo sia guardandoci negli occhi sia guardando nella telecamera.
La struttura dello spettacolo presenta insieme, elementi del cinema e del teatro, in perfetta sincronia. I due attori, che si conoscono da molti anni, recitano in equilibrio simbiotico.

“Lo spettacolo “In the Solitude of cotton fields” in realtà vuole ricalcare e concludere sul tema del festival di quest’anno – spiega Ruggero Cappuccio Direttore del Campania Teatro Festival. Il tema è quello della disumanizzazione, della decadenza, della commercializzazione dei desideri. Forse, noi non conosciamo più la differenza tra il denaro e il divertimento”.
Ed è proprio in questo difetto di valutazione, in questa decadenza dell’essere umano che il teatro ci salva: è psicanalisi all’inverso, è luogo di scambio delle idee, di scambio dei desideri e di passaggio dei sogni. Il sogno si muove dallo scrittore all’attore, e dall’attore arriva al pubblico. il sogno si muove su tre passaggi.

ph. Mina Grasso
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