
Si è svolta ieri l’inaugurazione della 49esima sede dell’Associazione FAI-Antirakcet. All’evento erano presenti il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il Prefetto Michele Di Bari e il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Maria Grazia Nicolò. Presenti anche il presidente Nazionale della FAI Luigi Ferrucci, il Coordinatore regionale FAI Campania Rosario D’Angelo, e soprattutto il Neo-Presidente dell’Associazione FAI di Chiaiano Raffaele Vitale, la cui storia è stata la scintilla che ha innescato nel territorio la voglia di ribellarsi al sistema fatto del pizzo e dell’ usura.
L’associazione, come ci spiega il presidente Vitale, porta il nome di Francesco Tammaro, vittima della Camorra, ucciso per aver detto “no” al pizzo. Toccanti le parole del presidente nel manifestare la gioia di questa nuova realtà: “non sono più solo come quel giorno in cui sono stato denunciato, quando ho fatto arrestare con un’operazione rocambolesca i miei estorsori”. Il presidente ci ha poi svelato le nuove forme aggiornate di estorsione, come il cyber-racket, fenomeno in cui si minaccia una tempesta di recensioni negative all’attività commerciale per obbligare all’estorsione. Continua poi con un monito per tutte le future vittime di racket “più facile tradire i propri principi piuttosto che affermarli. Noi vogliamo essere dalla parte di coloro che vogliono liberarsi dalla schiavitù della sottomissione. E conclude “Denuncerei altre 100.000 volte”.
“È un momento di difficoltà per l’elargizione dell’antimafia, perchè molte associazioni hanno tradito, giocando con due mazzi di carte” ha esordito il procuratore Gratteri. Ha continuato con pesanti critiche alla sua categoria: “siamo al minimo storico come credibilità. Non siamo stati capaci di pulirci in questi anni, a dimostrare che si era voltata pagina” citando poi il caso Palamara, e adducendo al fatto che non fosse solo nella sua attività criminale. Il magistrato di punta italiano addossa quindi le colpe della persistente omertà alla magistratura: “gli imprenditori non denunciano perchè non ci ritengono seri, all’altezza di risolvere i loro problemi. È un problema di credibilità nostra”.
Parole al miele del procuratore per le autorità partenopee: “i vertici delle forze dell’ordine di Napoli sono tra i migliori in Italia”. Conclude poi rallegrandosi per la partecipazione all’evento e invitando tutti ad aumentare e cristallizzare tale partecipazione, con un dialogo con la procura più trasparente, che prescinda anche dalla denuncia stessa: “se ritenete che la nostra capacità corrisponda al vostro bisogno di sicurezza denunciate, altrimenti ci salutiamo. Ma vi invito a provarci.”
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