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Incendi sul Vesuvio: la situazione, le cause e come aiutare la fauna

Elisabetta Rota
Elisabetta RotaRedazione Informare
13 agosto 20254 min di lettura

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Incendi sul Vesuvio: la situazione, le cause e come aiutare la fauna

Indice (4)

  • 1Una tragedia annunciata
  • 2Fauna selvatica: un’altra vittima silenziosa
  • 3No, gli incendi sul Vesuvio non scateneranno l’eruzione
  • 4Oltre l’emergenza

A quasi 10 giorni dall’inizio degli incendi che hanno divorato il Parco Nazionale del Vesuvio, il simbolo di Napoli è avvolto non più dal fumo denso ma da un silenzio irreale. Oltre 500 ettari di pineta e macchia mediterranea sono andati in cenere. Restano focolai attivi a Terzigno, presidiate da vigili del fuoco e Protezione Civile, che confidano di poter spegnere gli ultimi roghi entro la fine della settimana, quando Canadair ed elicotteri — che hanno sganciato finora quasi 8 milioni di litri d’acqua e liquido ritardante — potrebbero finalmente fermarsi.

Una tragedia annunciata

Questa non è una fatalità. Ogni estate, in Italia, sappiamo che arriveranno settimane di caldo estremo, vento e siccità. Sappiamo anche che molti incendi sono dolosi e che spesso vengono appiccati in più zone contemporaneamente per complicare i soccorsi. Eppure, il Paese dispone di soli 18 Canadair, un numero insufficiente per un territorio così vasto e vulnerabile.

A questo si aggiunge la quasi totale assenza di piani di prevenzione: nessuna rete capillare di torrette di avvistamento, pochi investimenti in monitoraggio, e una scarsa cultura della gestione del bosco.
La crisi climatica, con i suoi picchi di calore sempre più frequenti, agisce come un moltiplicatore, rendendo roghi già avviati ancora più rapidi e difficili da domare.

Nonostante tutto, centinaia di volontari e volontarie di Protezione Civile sono accorsi anche da altre regioni grazie ai gemellaggi AIB (Antincendio Boschivo), trovando ospitalità al residence dell’Ospedale del Mare di Ponticelli. La loro presenza è stata fondamentale, ma il loro lavoro non dovrebbe mai essere reso necessario da politiche di prevenzione assenti.

Immagine articolo

Fauna selvatica: un’altra vittima silenziosa

Gli incendi come quello sul Vesuvio non distruggono solo paesaggi: cancellano habitat, spezzano catene alimentari e lasciano animali feriti, disorientati e senza risorse. L’ornitologo Rosario Balestrieri ha diffuso un vademecum semplice e concreto per aiutare la fauna colpita:

  1. Aiuto immediato – Portare animali feriti (ricci, rospi, uccelli…) ai CRAS (in Campania: ASL NA1 – via M.R. Torrepadula, numero verde 800178400). Se non puoi trasportarli, chiedi aiuto: vanno tenuti in una scatola forata e al buio per ridurre lo stress.
  2. Guida sicura – Dopo un incendio, molti animali attraversano le strade di notte per cercare acqua e cibo: rallentare può salvarli.
  3. Giardini rifugio – Creare nascondigli naturali e lasciare ciotole basse d’acqua pulita all’ombra, pulendole ogni giorno.
  4. Protezione uccelli – Mettere sagome di rapaci sulle finestre per prevenire collisioni di uccelli spaesati.
  5. Stop alla caccia – Sospendere la stagione venatoria nelle aree colpite per non aggravare la pressione su popolazioni già decimate.
  6. Prevenzione vera – Fototrappole per individuare i piromani, studi di ricolonizzazione, no a specie aliene come eucalipti e robinie.

No, gli incendi sul Vesuvio non scateneranno l’eruzione

In molti, soprattutto attraverso i social, si sono chiesti se un incendio di questa portata possa “risvegliare” il Vesuvio. La risposta ovviamente è no: non esiste correlazione diretta tra incendi e attività vulcanica. Il vero disastro è altrove: la crisi ambientale di flora e fauna e il danno d’immagine per un’area che dovrebbe essere un orgoglio naturalistico e turistico internazionale.

Oltre l’emergenza

L’incendio del Vesuvio è una ferita che resterà visibile per decenni. È anche lo specchio di un Paese che corre dietro alle emergenze, ma fatica a prevenirle. Dal devastante rogo del 2017, la flora stava appena ricominciando a riprendersi, con timidi segni di rinascita tra cenere e rocce vulcaniche. Oggi quelle tracce di vita rischiano di essere cancellate di nuovo. Servono più mezzi, più sorveglianza, più cultura del territorio. E serve una mobilitazione costante, non solo quando il fumo si vede da lontano, come in questi giorni, in cui la tragedia è stata visibile persino dal sito di Copernicus, la costellazione di satelliti europei per il monitoraggio della Terra. La natura ferita del Vesuvio non può aspettare. E nemmeno noi.

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  • #incendi
  • #incendio vesuvio
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  • #Terzigno
  • #vesuvio
Elisabetta Rota
Redazione Informare

Elisabetta Rota

Elisabetta Rota vive a Ponticelli in provincia di Napoli e studia Comunicazione pubblica, sociale e politica alla Federico II. La sua passione per la scrittura l'ha portata a prestare anche una grande attenzione per l'ambiente. È infatti volontaria presso l'associazione Fondalicampania con la quale si attiva per prevenire il fenomeno delle microplastiche. Attualità, territorio e ambiente sono i temi che tratta per Informare Online.

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