
Gli infermieri precari sono il simbolo delle difficoltà che attraversano il nostro sistema sanitario nazionale: pochi, malpagati, spesso aggrediti e in crisi di vocazione. Una situazione che non può più essere ignorata, pena il collasso di una professione che rappresenta una colonna portante della sanità pubblica. Oggi, infatti, l’Italia registra una mancanza strutturale di almeno 65mila infermieri, secondo i dati della Corte dei Conti. A questa carenza cronica si aggiunge la prospettiva del pensionamento di circa 40mila professionisti entro il 2027, un dato che minaccia di aggravare ulteriormente la crisi.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi), lancia l’allarme: “Non si può pensare che il Servizio Sanitario Nazionale possa reggere con questi numeri e in queste condizioni.” Le sue parole mettono in evidenza non solo i numeri, ma anche la qualità delle condizioni di lavoro degli infermieri, spesso costretti a turni massacranti e con salari nettamente inferiori rispetto alla media dei Paesi OCSE.
Per affrontare questa crisi, Fnopi sta lavorando a un piano di rilancio ambizioso, che include l’introduzione di tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico. Questa innovazione, annunciata dal ministro della Salute Orazio Schillaci, potrebbe rappresentare una svolta storica, aprendo la strada alla prescrizione infermieristica, un passo che allineerebbe l’Italia agli standard di molti altri Paesi europei.
La valorizzazione economica e professionale degli infermieri è un altro nodo centrale. Gli stipendi attuali, inferiori dal 25 al 40% rispetto alla media internazionale, sono uno dei motivi principali del disinteresse delle nuove generazioni verso questa professione. A ciò si aggiunge la mancanza di accesso automatico alla dirigenza e l’impossibilità, dopo il 2025, di svolgere attività libero-professionale, una restrizione che rischia di rendere il lavoro pubblico ancora meno attrattivo.
Fnopi propone inoltre l’introduzione di una figura di assistente infermieristico, pensata per affiancare gli infermieri nelle mansioni di base, liberandoli da compiti meno specializzati. Questo modello, già adottato in altri Paesi, potrebbe contribuire a rendere più efficiente l’intero sistema sanitario.
Non è solo la carenza di personale a mettere in difficoltà gli infermieri precari. La professione è sempre più spesso bersaglio di aggressioni fisiche e verbali, alimentate dalla percezione di inefficienza del sistema sanitario. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Sociosanitarie (Onseps), nel 2023 si sono registrati oltre 16mila episodi di violenza, con circa 18mila operatori coinvolti. Tra questi, il 40% erano infermieri, due terzi dei quali donne.
Le aggressioni sono un sintomo evidente di un malessere più profondo. Come spiega Mangiacavalli, “questi episodi spesso nascono dalle mancate risposte che i cittadini patiscono a causa della carenza di personale e delle difficoltà organizzative. Spesso, si sentono abbandonati .” Il fenomeno, oltre a rappresentare un pericolo per la sicurezza degli operatori, alimenta il fenomeno dell’abbandono professionale, contribuendo ulteriormente alla crisi.
L’annuncio del ministro Schillaci di voler reclutare 10mila infermieri indiani come soluzione temporanea per tamponare l’emergenza ha suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato l’iniziativa è stata accolta positivamente per gli alti standard formativi garantiti da questi professionisti, dall’altro la Fnopi sottolinea la necessità di considerarla come un intervento complementare e non come una strategia risolutiva.
Il futuro della sanità pubblica italiana passa inevitabilmente dalla stabilizzazione e dalla valorizzazione degli infermieri precari. Garantire salari dignitosi, condizioni di lavoro sicure e opportunità di crescita professionale non è solo un diritto per chi lavora, ma un dovere per uno Stato che voglia preservare il principio di una sanità pubblica, universale e di qualità. Senza infermieri, il Servizio Sanitario Nazionale non può sopravvivere. E senza un SSN forte, non c’è giustizia sociale.
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