
Cosa vuoi fare da grande? Probabilmente qualche tempo fa, posta questa domanda in una classe di bambini, avremmo ricevuto risposte del tipo: medico, astronauta, Presidente della Repubblica, principessa. Adesso, invece, c’è un particolare mestiere che va per la maggiore: stiamo parlando dell’influencer. Un mestiere, peraltro, non vincolato al magico mondo dell’età adulta ma accessibile anche ai più piccoli aspiranti baby influencer. Ma non è tutto oro quel che luccica e, dietro ad un lavoro ricco di soddisfazioni umane ed economiche, si celano non poche problematiche.
Prima fra tutte, la comprensione e la corretta osservanza dei divieti e degli obblighi attinenti al pianeta dell’Influencer Marketing, particolarmente attenzionato dagli astronomi dopo il caso Ferragni-Balocco. A fare chiarezza è intervenuta l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con delle linee guida. In primo luogo, chi sono gli influencer? Sono tali solo i soggetti che “svolgono un’attività analoga o comunque assimilabile a quella dei fornitori di servizi di media audiovisivi”. In particolare, per rientrare nel genus, occorre possedere cumulativamente una serie di requisiti, tra cui, per essere considerati “professionisti”, raggiungere 1.000.000 di iscritti sommando i follower di ogni canale o account. A questi si applicano tutta una serie di norme, tra cui quelle in tema di comunicazioni commerciali, televendite, sponsorizzazioni e inserimento di prodotti.
Particolarmente insidioso il tema della pubblicità ingannevole, con ciò intendendosi “qualsiasi pubblicità che, in qualunque modo, compresa la sua presentazione, è idonea a indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico, ovvero che, per questo motivo sia idonea a ledere un concorrente”. Un caso di pubblicità ingannevole è offerto dalla pubblicità occulta. Per evitare di incappare in sanzioni, in caso di contenuti con inserimento dei prodotti, gli influencer sono tenuti a riportare nel testo che accompagna il contenuto o, in sovrimpressione, una scritta che evidenzi la natura pubblicitaria del contenuto in modo immediatamente riconoscibile. Insomma, un simpatico hashtag come #pubblicità, #advertising, potrebbe tenere al riparo dal porre in essere della pubblicità occulta. Oppure, si pensi al caso in cui l’azienda mandi all’influencer dei doni da scartare in diretta: #brandgift e passa la paura. Paura che, in questo caso, non fa 90 ma cifre ben più elevate. Si va incontro, infatti, a una sanzione amministrativa pecuniarie da 5.000,00 euro a 500.000,00 euro, o, addirittura, non inferiore a 50.000,00 euro, se si tratta di pubblicità che possono comportare un pericolo per la salute o la sicurezza, nonché suscettibili di raggiungere, direttamente o indirettamente, minori o adolescenti.
Insomma, da un grande potere (di influenzare le scelte commerciali) derivano grandi responsabilità, ed è un talento, per chi sa muovere denaro ma responsabilmente, e una maledizione per chi non presta attenzione.
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