
Salario minimo regionale, diritti per i caregiver e apertura delle istituzioni a una nuova generazione: questi i temi centrali del dibattito avvenuto nella nostra redazione con il consigliere regionale Davide D’Errico. Eletto alle consultazioni di novembre, D’Errico è un volto dell’associazionismo della città di Napoli, ed ora anche il più giovane consigliere ad occupare uno scranno in Consiglio regionale. Dal confronto è emersa una sintesi costruttiva, che ha messo al centro visione, priorità e primi atti concreti del suo mandato.
D’Errico è netto nel descrivere il contesto politico campano e nazionale: «Viviamo in una politica gerontocratica. E quando non è vecchia, è giovane solo in apparenza: “figli di”, persone già inserite nei meccanismi del potere». Secondo il consigliere, il problema non è la mancanza di talento nelle nuove generazioni, ma un sistema che non consente loro di emergere: «La nostra terra non è a misura di giovani non per colpa dei giovani, ma per colpa del sistema. Quel sistema va cambiato». Tra i primi atti presentati in Consiglio regionale, c’è una mozioneper introdurre il salario minimo a 9 euro lordi, approvata poi dal Consiglio regionale il 27 gennaio. Tale misura coinvolge i lavoratori impiegati negli appalti della Regione Campania. L’accordo arriva anche dall’impulso di D’Errico, uno dei primi sostenitori della mozione: «Non possiamo farlo per tutti, perché la materia è di competenza nazionale. Ma possiamo farlo per chi lavora con la Regione: ASL, società partecipate, appalti di pulizia, manutenzione, vigilanza». I numeri che cita sono concreti: «Oggi molti di questi lavoratori guadagnano 7-8 euro l’ora. Con questa misura parliamo di centinaia euro in più al mese. Vuol dire non essere più lavoratori poveri».
Durante il confronto ad emergere è la proposta di legge sui caregiver familiari, che D’Errico presenterà nelle prossime settimane in Consiglio regionale. «Avevo promesso che nei primi 30 giorni avrei scritto una bozza di legge per le famiglie che convivono con malattie neurodegenerative e disabilità gravi. L’ho fatto» dice D’Errico. Una legge che nasce da un’esperienza personale: «Io l’ho vissuto, la malattia di mio padre mi ha distrutto come figlio e come persona. So cosa significa tenere in casa un familiare gravemente malato». Non si tratta di una legge per gli ammalati, ma per chi li cura: «In Regione esiste già una legge per i caregiver, ma in realtà è una legge per gli ammalati». Il caregiver viene riconosciuto come persona con diritti propri: supporto psicologico, tempo, servizi, un sostegno economico definito assegno di sollievo: «Se vivi solo per assistere qualcuno, la tua vita finisce. Noi dobbiamo fare in modo che tu resti una persona, oltre che qualcuno che ama e cura».
Uno dei punti più innovativi della proposta riguarda il periodo successivo alla morte dell’ammalato. «Per chi ha dedicato anni alla cura, cosa succede quando quella persona muore?» si chiedeD’Errico. «Ad oggi, nulla. Io dico: per un anno dopo la Regione deve continuare a esserci». Servizi, sostegno economico progressivamente ridotto, accompagnamento al reinserimento lavorativo: «Ti accompagniamo, non sei solo, questo cambia radicalmentel’approccio». Alla fine dell’incontro non manca una riflessione sul disastro ambientale e sulla gestione dei dati sanitari, in relazione ai tumori e alla Terra dei fuochi, piaga cruciale per la regione. «Il Registro Tumori regionale è fatto di proiezioni, non di dati territoriali reali», denuncia. «È assurdo non incrociare i dati con le aree più povere e degradate, che sono sempre le più colpite». Su questo tema, che definisce centrale, afferma: «Porteremo avanti un lavoro chiaro e netto per far emergere queste incongruenze e dare risposte concrete ai cittadini».
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