
La tutela ambientale è un fenomeno che, sebbene la discrepanza tra quanto se ne parli e quanto effettivamente si faccia in merito sia ancora enorme, risulta molto più attenzionato che in passato. Quello della sicurezza sul lavoro, invece, è purtroppo un sempreverde che non si scolla mai dalla lista delle peggiori vergogne del nostro paese: la media di 1000 morti sul lavoro all’anno è una croce che l’Italia porta da anni e anni. C’è un’azienda che si occupa di entrambi i fenomeni, unendo tutela ambientale e sicurezza sul lavoro con un connubio che assicura a chiunque entri in contatto con essa di fare bene “i compiti a casa” e sfruttarli per accrescere il proprio business. Parliamo di Ingeco. Per saperne di più abbiamo intervistato il suo rappresentante legale e amministratore unico, l’Ing. Raffaele Stornaiuolo.
«Ingeco è una realtà che nel mese di marzo del 2026 ha compiuto dieci anni di attività. In tutti questi anni abbiamo consolidato i servizi offerti come la consulenza integrata, i servizi e la formazione specialistica in materia ambientale e di sicurezza sui luoghi di lavoro. Con sede operativa a Villaricca (NA), operiamo in modo diffuso su tutto il territorio nazionale, affiancando sia PMI che grandi realtà industriali nella gestione di ambiti estremamente delicati».
«Il nostro approccio si basa sulla consapevolezza che ambiente e sicurezza siano due tematiche complementari tra loro. Per questo motivo, abbiamo strutturato fin dall’inizio la nostra attività su tre elementi fondamentali. Il primo di questi riguarda la tutela ambientale, attraverso la consulenza per l’ottenimento delle autorizzazioni ambientali, l’attività di campionamenti ed analisi delle matrici ambientali (acqua, aria, suolo, rifiuti), il servizio di raccolta e trasporto rifiuti. Il secondo, invece, riguarda la tutela dei lavoratori, attraverso l’attività di valutazione dei rischi, la formazione e l’addestramento all’uso dei dispositivi di protezione. Mentre, il terzo riguarda la gestione delle emergenze, attraverso la consulenza in prevenzione incendi, gestione delle emergenze e del primo soccorso, la manutenzione dei dispositivi antincendio come estintori, idranti e porte tagliafuoco».
«Se volessi rispondere con una provocazione, direi: i commercialisti! Ovviamente è una battuta, ma nasconde una verità amara che riscontriamo spesso, specialmente nelle microimprese. Il datore di lavoro tende a delegare ogni adempimento al proprio consulente fiscale, percependo la sicurezza come una «pratica burocratica» identica a una dichiarazione dei redditi. Purtroppo, questa delega impropria genera falle enormi che emergono drammaticamente in sede di controllo. Tornando alla serietà del tema, il vero problema in Italia non è la carenza di norme, ma la loro applicazione reale e la sorveglianza. La sfida oggi è trasformare la “sicurezza formale” in “sicurezza reale”».
«Credo che la vera rivoluzione debba partire dai banchi di scuola. Per incidere profondamente sulla cultura della prevenzione e protezione e della sicurezza sui luoghi di lavoro, non possiamo aspettare che una persona entri nel mondo del lavoro. Il mio motto è formare il presente per proteggere il futuro! In parallelo, serve un cambio di passo immediato nel sostegno alle imprese. Il sistema attuale, basato in gran parte sui contributi a fondo perduto (come il bando ISI INAIL), è purtroppo vincolato al meccanismo del “click day”. Si tratta di una modalità che non garantisce pari opportunità, penalizzando soprattutto le micro e piccole imprese meno strutturate che, pur avendo progetti di valore, restano escluse per una questione di frazioni di secondo. Se l’obiettivo è migliorare la sicurezza reale, dobbiamo premiare la qualità degli interventi, non la rapidità di una connessione internet o di un operatore che fa click con il proprio mouse per l’invio del progetto».
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