
“L’Italia viola i diritti degli insegnanti di sostegno“: ciò è quanto stabilito dal Comitato Europeo dei diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa. Persiste una quota elevata di docenti di sostegno precari, con contratti a tempo determinato e uno su tre non ha la specializzazione adatta nell’insegnamento agli alunni con disabilità.
Gli insegnanti di sostegno continuano a restare nell’ombra, non aiutati dal sistema scolastico e categorizzati come docenti di serie B, rispetto a quelli di ruolo. L’Organo del Consiglio d’Europa ha giudicato il ricorso presentato dall’Associazione Professionale e Sindacale (ANIEF) contro l’Italia nel 2021. Questo afferma la precarietà di questi insegnanti, con contratti a tempo determinato che terminano ogni 30 giugno, senza avere una continuità né una stabilità lavorativa. Vi è una violazione “a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso”. Perché ciò è il ruolo dei docenti di sostegno, un lavoro deciso con molto studio e titoli alle spalle, con l’intento di dedicarsi ai bambini e ragazzi con disabilità o difficoltà. Purtroppo, nel sistema scolastico italiano, questo ruolo è ancora minimizzato o considerato come un “trampolino di lancio” per poi divenire docente di ruolo di italiano, storia, matematica. Conseguentemente, la maggioranza di questi non possiede i requisiti adatti e la formazione richiesta; questo poiché, essenzialmente e giustamente, non è ciò a cui aspira. Questa tipologia di insegnanti non lavora per “guardare il silenzio”, ma per supportare la classe e concentrarsi maggiormente sugli alunni da seguire. Bisogna differenziare il lavoro di supplenza con quello di sostegno, erroneamente definiti analoghi.
Il non riconoscimento dell’importanza del lavoro di questi insegnanti e la loro precarietà incidono negativamente sugli alunni con disabilità. Il Comitato, che evidenzia di aver esaminato la situazione fino al 19 marzo 2025, è giunto unanimemente alla conclusione che “nel Paese è violato anche il diritto a un’istruzione inclusiva degli alunni con disabilità” perché questa “è ostacolata a causa della persistente precarietà degli insegnanti di sostegno e dalla mancanza di formazione di uno su tre“. C’è una continuità didattica spezzata. Ogni anno cambia l’insegnante di sostegno e questo può comportare regressioni nell’educazione dell’alunno. Anche quando il sostegno è assegnato, non si riescono a coprire tutte le ore previste. A causa delle assegnazioni tardive, che arrivano spesso a settembre inoltrato o ad ottobre, gli alunni con disabilità, all’inizio dell’anno, restano senza insegnanti di sostegno. Per gli alunni con disabilità grave c’è l’assistenza specialistica scolastica, che è un servizio che attua interventi di sostegno individualizzato. Ci sono anche alunni BES, cioè con bisogni educativi speciali, o DSA, cioè con disturbi specifici dell’apprendimento, che possono vedere negato loro il diritto ad una quotidianità scolastica uguale a quella dei propri compagni; ad un’inclusione maggiore all’interno e con la classe. L’insegnante di sostegno è una risorsa fondamentale per l’apprendimento attivo e partecipativo di tutti gli alunni della classe.
Oggettivamente, dal 2021 ad oggi, la situazione è migliorata, anche se non abbastanza. Difatti, nel 2025 il governo italiano ha incluso nuove misure per sostenere il ruolo di insegnante di sostegno, come l’avvio di nuovi percorsi di specializzazione (TFA Sostegno e INDIRE). Oppure, il Decreto per la Continuità dei docenti precari con la riconferma annuale su richiesta delle famiglie e consenso del dirigente. Purtroppo, c’è un mare tra il dire e il fare. C’è stato un aumento delle assunzioni degli insegnanti di sostegno, ma la maggior parte di questi ha un contratto a breve termine. Da Roma si sottolinea che “il ricorso a contratti a tempo determinato nel settore dell’istruzione e in particolare del sostegno è, in parte, inevitabile. È difficile prevedere in anticipo le esigenze specifiche, a causa di numerose variabili, quali il numero di alunni con disabilità che arrivano o lasciano la scuola”. Il governo “respinge pertanto con forza l’argomentazione secondo cui vi sarebbe una discrepanza tra il numero di posti assegnati e le esigenze effettive”. Eppure, secondo i dati Istat, nel 2023-2024 si sono registrati quasi 359mila alunni con disabilità. Nel 2025 il numero ha continuato a crescere.
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