
Se nei decenni scorsi la classe sociale di chi amava insegnare ricopriva un ruolo di prestigio e una posizione centrale nella società in quanto fondamento del progresso, nel XXI secolo sembra aver perso tutto il suo prestigio e tutta la sua importanza. In quest’articolo capiremo perché per i giovani ormai insegnare è diventato un lusso.
Fare il professore è qualcosa di faticoso e di pericoloso a livello finanziario: nel 2023 sono quasi 235mila gli insegnanti precari su un totale di 945mila docenti in servizio. Si tratta di un aumento esponenziale del precariato tra gli insegnanti, dal 12% nel 2015 al 24% nel 2023, che è destinato a crescere di anno in anno. Inoltre, sembra essere un lavoro che deve restare lontano dalle mire di un giovane: il 42% degli insegnanti ha più di 54 anni e il 78% ne ha più di 45. E il governo premia questa anzianità: lo stipendio netto di un insegnante all’inizio della sua carriera corrisponde in media a 1300 euro netti, mentre alla fine della sua carriera fino a 1900 euro netti. Gli anni di formazione crescono e lo stipendio per i giovani diminuisce, gli anni d’attesa per una cattedra crescono e il precariato aumenta.
I giovani per insegnare che percorso devono intraprendere?
Il DPCM del 4 agosto 2023 rende attuativo il DL del 30 aprile 2022, che introduce il nuovo percorso, post laurea, per l’accesso all’insegnamento.
Si tratta di 60 CFU (crediti formativi universitari) divisi per varie aree di competenza, come ad esempio l’area pedagogica o un tirocinio, diretto o indiretto, non retribuito. Questo percorso ha un costo esorbitante e insostenibile: 2500 euro, ai quali si aggiungono 150 euro della prova finale. Il ministero ha specificato che ogni regione dovrà stilare ogni anno un fabbisogno di insegnanti che le università dovranno rispettare, ammettendo ai corsi per l’accesso all’insegnamento un numero ristretto di studenti: ciò lede il diritto allo studio e all’insegnamento.
Questo fabbisogno, nel caso della Federico II, è diviso con altre università (Suor Orsola Benincasa e Università del Sannio), restringendo ancor di più il numero di studenti che potranno accedere ai corsi per conseguire i 60 CFU. Il ministero richiede agli studenti frequentanti l’obbligo di frequenza del 70% dal 2025-2026, rendendo così inaccessibili i corsi agli studenti lavoratori, ai fuori sede e agli studenti frequentanti dei corsi delle lauree magistrali. Questi corsi rendono, dunque, l’insegnamento un lusso sia in termini economici che in termini di tempo.
Angelo Rosano, neo assunto del 2022 all’ITIS Galileo Ferraris di Napoli ha dichiarato che «per vivere al meglio non basta essere professore ordinario, io, ad esempio, ho più entrate e fornisco varie consulenze». Circa il confronto tra azienda e scuola afferma che «in 20 anni di azienda sono riuscito a guadagnare dai 2000 ai 2300 euro, mentre ora a scuola guadagno circa 1500 euro, un divario del 30%, che con gli anni può aumentare fino al 50%». Il precariato ha i suoi pro e i suoi contro: «durante i 7-8 mesi di precariato ho compreso che non è possibile in una situazione simile mettere su famiglia e realizzare i propri sogni, senza uno stipendio fisso e certo non ti aprono i mutui. L’unico vantaggio è quello di poter andare in altre città per conoscere nuove realtà». Infine, il prof. Rosano dichiara: «io ho coronato il mio sogno dopo 20 anni, poiché dovevo pagare un mutuo e non potevo permettermi anni o mesi senza stipendio e un lavoro precario».
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