
Ne abbiamo parlato a lungo all’interno dell’ultimo numero del 2024, ma è sempre doveroso nei confronti di ogni lettore approfondire il più possibile una tematica quando si decide di sviscerarla e cercare di comprenderla a fondo, un dovere che un giornalista è tenuto a rispettare. Abbiamo salutato l’anno appena trascorso portando in copertina la violenza giovanile e il connubio che esiste tra minorenni e armi, soprattutto dopo gli ultimi fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale, durante i quali sono stati feriti o hanno addirittura perso la vita alcuni ragazzi come Santo Romano o Francesco Pio Maimone. Dai primi giorni di dicembre ci siamo allora attivati per intercettare e sottoporre ad alcune domande un campione formato da giovani residenti a Napoli, Caserta e nelle rispettive province di età compresa tra i 13 ed i 21 anni. Obiettivo principale è stato capire con quali occhi gli intervistati vedano e giudichino le azioni violente dei loro coetanei, insieme alla volontà di fare luce su cosa secondo loro li spinga a possedere un’arma e a portarla nei luoghi frequentati per lo svago. Inoltre, altro scopo del lavoro è stato comprendere se le singole città o paesi analizzati offrano dei posti di aggregazione dove poter effettuare attività di condivisione a sfondo sociale, visto e considerato che si parla spesso della loro mancanza.
Il sondaggio è iniziato dall’ultimo quesito elencato sopra e partendo dal capoluogo, esattamente dalla frazione di Ponticelli, quartiere nel quale non di rado accadono episodi violenti, giovanili e non. Qui abbiamo parlato con R.R., di 13 anni, che ci racconta di avere «paura ad uscire e a camminare per strada di sera (il riferimento è a Ponticelli ndr), soprattutto perché in televisione si sentono davvero cose brutte. Spesso vedo ragazzi con i motorini che sono in gruppo e che sembrano dei malintenzionati». Alla domanda sull’esistenza di enti o associazioni del terzo settore che si occupino di organizzare delle attività per attirare i giovani del territorio, la tredicenne dice che «oltre a Maestri di Strada, realtà che opera principalmente nelle scuole e fa un grande lavoro, non c’è molto altro. Ci sono però degli spazi che possono essere valorizzati e usati, come un campetto che è sempre chiuso e dove invece ci si potrebbe incontrare».
Sull’importanza dell’aggregazione giovanile si sofferma anche Marco D’Avino, 20 anni, residente ad Ottaviano. «Nel mio paese non esistono realtà incentrate sui giovani e impegnate nella valorizzazione dello stare insieme e del condividere. Ad Ottaviano ci troviamo senza un luogo dove poter incontrarci: c’è solo piazza Mercato, che però viene spesso chiusa perché la gente che abita in zona si lamenta per gli appuntamenti che tanti ragazzi si danno lì per trascorrere alcune ore della serata. Siamo costretti a spostarci in città come Somma Vesuviana o Sant’Anastasia, sicuramente più attrezzate e preparate». Di attività dirette ai giovani si può parlare invece a Giugliano. Fabrizio Daniele, di 21 anni, afferma ai nostri microfoni che «c’è una serie di organizzazioni cattoliche che svolgono attività molto interessanti. Parlo da ex frequentante di una di queste, e posso dire che sono stato bene. Si pensa ad aiutare il prossimo e ad essere un giusto esempio per un adolescente. Un ambiente sano e sicuro». Sul punto esaminato fino ad ora anche gli intervistati di Caserta e provincia non si sono discostati dalle testimonianze arrivate dal napoletano. Dal sondaggio emerge dunque che soltanto in pochi territori campani è possibile trovare spazi del genere. E questo non è un fattore positivo, soprattutto quando ci si ritrova a relazionarlo alla crescita dell’emergenza legata alla violenza giovanile a cui si è assistito negli ultimi mesi.
Oltre alla mancanza di luoghi ad hoc per i giovani, dal sondaggio si evidenziano altre due cause principali che, secondo gli intervistati, contribuiscono ad alimentare la cultura violenta: il senso di insicurezza e l’ostentazione del potere. Elementi a cui si lega anche un altro fenomeno in voga tra ragazzi spesso minorenni: il possesso di armi da sparo o bianche. Un rapporto della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), infatti, pubblicato nel mese di giugno di quest’anno ma che si riferisce ai primi sei mesi del 2023, ha testimoniato che questi sono sempre più attratti dalla vita criminale, un dato a cui si affianca una percentuale più alta che riguarda proprio il possedimento di armi. Fabrizio continua dicendo che ha conosciuto «ragazzi che escono portando con sé armi esclusivamente per mettersi in mostra, che magari passano la serata provocando e trovando il pretesto per un litigio. Il paradosso riguarda l’altra fetta di persone che si rende protagonista di questi spiacevoli episodi, persone che girano con coltelli per sentirsi più sicuri e per farsi trovare pronti nel caso di una rissa o di una zuffa. Si tratta di ragazzi che non vorrebbero accadessero avvenimenti del genere, ma allo stesso tempo con il loro atteggiamento non fanno altro che peggiorare la situazione».
Spostando il raggio di attenzione nel casertano, Arcangelo Correra, 17enne di Maddaloni, dice di passare poco tempo nel proprio paese d’origine e tanto invece a Caserta. Per lui i suoi coetanei sono spinti ad uscire con armi addosso più dal senso di insicurezza rispetto alla necessità di ostentare potere. Alla domanda “cosa pensi di Santo Romano, Giovanbattista Cutolo e di tutti gli altri giovani morti recentemente?”, lo studente risponde che «credo sia veramente una brutta piaga verso la quale si sta avviando tutta la Campania», soffermandosi inoltre sulla «facilità con cui oggi i ragazzi riescano a mettere le mani su ogni tipo di arma attraverso il mercato nero». Altro fenomeno, quest’ultimo, tremendamente in ascesa e su cui bisognerebbe gettare una lente di ingrandimento: oltre al mondo del darknet, di armi bianche se ne possono trovare a bizzeffe online, anche sulle piattaforme più famose e rinomate.
Come non concentrarsi poi sulle presunte conseguenze che derivano dal consumo di prodotti mediali e di comunicazione, tra cui rientrano film, serie tv, canzoni, insieme ai social network, visto che spesso essi sono tirati in ballo quando l’opinione pubblica tratta il problema dell’escalation della violenza giovanile. Per Arcangelo i social influiscono eccome, perché «soprattutto Instagram e TikTok possono essere considerati come luoghi virtuali in cui mostrare il proprio io, ma anche come mezzi di adescamento da parte delle organizzazioni criminali. Piattaforme che vengono utilizzate per mostrare il lusso, lo sfarzo e la virilità che si possono ottenere uscendo armati e compiendo azioni illegali». È d’accordo solo in parte Marco, secondo cui «social e diversi film hanno cambiato la visione giovanile. Penso che per esempio Gomorra abbia avuto l’intenzione di far conoscere le condizioni di Scampia, mentre i social influenzino i ragazzi». Il ventenne ha tenuto però a sottolineare che «dipende tutto da chi si segue, perché esistono anche esempi positivi da cui attingere».
Su questo punto ha voluto esprimersi anche E.D., ragazza di 20 anni che abita a Secondigliano. «Social e serie tv hanno influito solo in minima parte. Anche io ho visto Mare Fuori, ma ciò non significa che io o un mio coetaneo debba scendere con un’arma. Anzi, per me la serie ha avuto il merito di far capire qual è la strada che devono seguire i giovani, oppure, se hai sbagliato, di dare l’opportunità di crescere e imparare dagli errori. Forse sui più piccoli hanno influito in negativo, però ognuno di noi ha la possibilità di scegliere e seguire anche la positività che offrono. Dipende sempre da te». Parola dei giovani.
Leggi anche E se i giovani morti a Napoli fossero una priorità?
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...