
Il 9 giugno la tennista spagnola Leyre Romero Gormaz ha trionfato agli internazionali femminili di tennis a Caserta. Non li conosci? Il Trofeo Cogepa è una competizione organizzata dal Tennis Club Caserta, nel 1982, giunto ormai alla sua 35° edizione.
Il torneo ha visto il suo prestigio crescere, iniziando da un montepremi di diecimila dollari, fino a quello attuale, di sessantamila. Nella sede del circolo, abbiamo intervistato il vicedirettore Aurelio Scotti.
«È un traguardo di maturità. È un vanto per il nostro circolo: è un club con tradizioni importanti e il torneo rientra tra queste. Le numerose edizioni testimoniano l’abilità di rinnovarsi costantemente. La nostra attività è sempre stata sinergica con la città di Caserta: lo facciamo non solo per una nostra passione, ma per migliorare la qualità di vita dei cittadini. Al di là del torneo internazionale, noi portiamo avanti anche eventi culturali, dibattiti e presentazioni di libri. Il Trofeo si inserisce nella nostra volontà di aumentare la visibilità della città sia a livello nazionale che internazionale. Nel corso delle varie edizioni, abbiamo realizzato delle serate con i prodotti tipici del territorio e abbiamo programmato visite guidate alla Reggia al fine di promuovere Caserta».
«È sicuramente una tappa di “lancio” per le giocatrici. Più che per il guadagno economico, le tenniste cercano di ottenere punti importanti per la classifica WTA. Faccio degli esempi: nelle prime edizioni, è passata Steffi Graf, che divenne poi numero 1 al mondo e vinse il Grande Slam; le sorelle Maleeva; tantissime italiane, tra cui Tathiana Garbin, attuale capitano della squadra partecipante alla Billie Jean King Cup, il corrispettivo della Coppa Davis, e vincitrice del nostro torneo; l’anno scorso è venuta Mladenovic, che è stata tra le prime dieci al mondo e che aveva vinto il doppio al Roland Garros».
«No, non c’è un forte distacco. Anche i montepremi si sono allineati alla stessa soglia. I tornei principali sono seguiti allo stesso modo e si giocano nelle stesse settimane. A livello tecnico poi c’è sicuramente una differenza per caratteristiche biologiche che avvantaggiano di più gli uomini, ma le donne rappresentano una componente bellissima del tennis e ci sono tantissime campionesse. In Italia attualmente la più forte è Jasmine Paolini, tra l’altro partecipò al nostro torneo quando era giovanissima. Ha “un bel tennis” e mentalmente si è sbloccata, abituandosi a giocare grandi incontri. Lei più di altre ha dei limiti fisici dovuti all’altezza e questo forse le impedirà di salire ancora di più in classifica, ma comunque stiamo parlando di un numero 8 al mondo: un risultato formidabile».
«Il movimento tennistico italiano ha visto con Sinner il culmine, ma era già in crescita da tempo. Prima c’era una prevalenza di vittorie nel tennis femminile, con le ragazze italiane che hanno raggiunto traguardi importanti sia individuali, come Flavia Pennetta che vinse lo US Open, che di squadra, vincendo diverse edizioni della Federation Cup. Successivamente, con Fabio Fognini, siamo arrivati a un ribaltamento e quindi a una serie di successi nel tennis maschile, ma ciò dopo anni di lavoro e di impegno. Sinner rappresenta un esempio per i giovani, è la prima volta che abbiamo un numero 1 al mondo, ma c’è tutto un grande movimento dietro. Non dimentichiamo anche Musetti, Sonego e Passero, ragazzi di grandissimo livello e spessore tecnico che, insieme a Sinner e Berrettini, sono il meglio del tennis al livello globale».
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