
Una prospettiva lucida e ragionata sulla condizione della musica accademica oggi a Napoli, tra eredità secolari e le sfide dell’innovazione. Informare ha intervistato Paolo Tortiglione, Maestro di composizione al Conservatorio San Pietro a Majella.

«Il Conservatorio di Napoli è un›istituzione di primissimo piano, perché possiede un patrimonio di strumenti, di spazi e docenti che consentono di offrire una didattica di altissimo livello. Dal punto di vista compositivo abbiamo una grande tradizione ancorata al Partimento Napoletano, che dal ‘700 ha portato alla creazione di opere e metodi didattici per cui siamo riconosciuti a livello internazionale. Nell’ultimo secolo, tuttavia, questa grande tradizione non è stata purtroppo il volano per uno sviluppo dei linguaggi musicali. Napoli, tranne un breve periodo a cavallo tra gli anni ‘70 ed ’80, non ha saputo cogliere il momento propizio e a livello compositivo è rimasta abbastanza marginale rispetto ad altre grandi capitali europee, come nel caso di Parigi, con il centro di ricerca Ircam, o della Germania con i suoi istituti di ricerca.
Oggi i ragazzi che frequentano questo Conservatorio si trovano in una posizione leggermente svantaggiata rispetto ai loro coetanei del centro e nord Europa. Tuttavia, negli ultimi anni, con le nuove tecnologie, che ormai sono a disposizione di tutti i giovani allievi, questo gap un po’ alla volta si sta colmando e possiamo dire con certezza di non essere più periferici, ma anzi un polo di attrazione creativa per i tanti studenti che dall’Europa scelgono Napoli come destinazione dei loro periodi Erasmus».
«Il nostro territorio offre sicuramente una quantità di associazioni musicali che danno ai compositori la possibilità di esprimersi molto più che in passato. Tuttavia, se le associazioni continuano a essere così numerose e spesso estremamente locali, i fondi a disposizione vengono dispersi. Per questo credo che il territorio si deve porre una domanda: è meglio un numero selezionato di associazioni che spendono budget a disposizione con un percorso culturale progettato, oppure tante associazioni con un progetto culturale improvvisato mese per mese? Questo è un punto che l’associazionismo campano dovrebbe porsi. Mi auguro un maggiore coordinamento e la creazione di progetti culturali comuni».
«Nei secoli passati le innovazioni tecniche servivano a migliorare gli strumenti musicali. La tecnologia in ambito compositivo negli ultimi anni è diventata sostanzialmente del software musicale, e oggi intelligenza artificiale. Chiaramente l’IA, essendo in grado di elaborare un’infinità di variabili sonore, mette in crisi il mestiere di compositore. Questi strumenti, è inevitabile, produrranno “manufatti” sempre più sofisticati e sempre più indistinguibili da una produzione manuale del suono.
Se continuiamo ad affidare alle macchine la produzione di brani musicali, magari avremo anche della discreta musica, ma la creatività andrà a diminuire. Se invece vogliamo una scuola ancora di qualità dovremmo creare dei percorsi dove l’IA possa servire per tutte quelle operazioni di natura ripetitiva che un compositore si trova spesso a eseguire. Oggi non si possono ignorare o rifiutare queste tecnologie, perché vorrebbe dire rimanere completamente fuori dal mondo, ma ci deve essere un’etica della produzione artistica. Se utilizzeremo le intelligenze artificiali solo per farci aiutare nei processi ripetitivi ma non in quelli creativi, allora forse non avremo nulla da temere ed i giovani potranno guardare con fiducia al loro futuro da compositori».
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