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INTERVISTA. Andrea Martone: la semplicità dell'arte che emoziona

Maggie Celine Musone
Maggie Celine MusoneRedazione Informare
10 aprile 20244 min di lettura

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INTERVISTA. Andrea Martone: la semplicità dell'arte che emoziona

Indice (8)

  • 1La tua espressione artistica si realizza pienamente nella pittura e nella scultura oppure una forma prevale sull’altra? 
  • 2Nasce prima l’opera o l’idea? 
  • 3Cosa vorresti suscitare nelle persone con la tua arte?  
  • 4Cos’è per te la natura? Perché raffiguri poco gli esseri umani?  
  • 5Come vive la società odierna, fatta di tecnologie e velocità? 
  • 6Cosa pensi dell’arte digitale e dell’animazione? Credi che sia da considerare al pari dell’arte fisica? 
  • 7Che effetto ha il tempo sulla tua vita e la tua arte?  
  • 8Che ruolo ha avuto il dolore nella tua vita? Serve nell’arte?  

Una volta aperto lo scrigno della comunità artistica casertana e, soprattutto, delle province, sembra impossibile richiuderlo e non farsi accecare dalla luce immensa della cultura, quella vissuta. L’artista che raccontiamo questa volta è Andrea Martone, pittore e scultore di altissimo profilo del territorio capodrisano, autore di numerose opere pubbliche, tra cui il Monumento ai Caduti di Capodrise. Ha frequentato l’Istituto d’Arte di San Leucio e successivamente l’Accademia delle Arti sotto la guida del maestro Augusto Perez. La sua espressione artistica è molto equilibrata ma non manca di espressività, caratterizzata da forti contatti con la natura e la spiritualità. Ha una spiccata sensibilità, accentuata da un’umiltà sincera. Ho avuto il grande piacere di intervistarlo. 

La tua espressione artistica si realizza pienamente nella pittura e nella scultura oppure una forma prevale sull’altra? 

«Mi emozionano entrambe, non ho una preferenza tra le due. Sicuramente sono diverse tra loro: la pittura è più estemporanea, seppur studiata. È un turbinio di emozioni che si traduce istintivamente in pennellate, che hanno un senso di tipo logico e cromatico ma che nascono naturalmente. Per me la pittura è respiro. La scultura invece è riflessione, elaborazione. È un’emozione più vissuta e intima, ma non manipolata».

Nasce prima l’opera o l’idea? 

«A dire il vero dipende dai momenti: a volte l’arte è la traduzione immediata di un istinto, altre volte è la necessità di rappresentare qualcosa di intimo. Altre volte comincio a dipingere con un’idea precisa ma poi cambio tutto in corso d’opera».

Cosa vorresti suscitare nelle persone con la tua arte?  

«Un’emozione positiva come la felicità e la serenità. Io quando produco arte sono spinto dall’emozione, se riesco a smuovere l’animo di qualcuno con le mie opere allora sono felice. Vorrei che chi fruisce della mia opera riesca a sentirsi libero, in contatto con la natura e con la propria anima. La mia tavolozza è composta da colori che evocano emozioni positive e le raffigurazioni riguardano la natura e gli animali».

Cos’è per te la natura? Perché raffiguri poco gli esseri umani?  

«Per me la natura è un forte punto di contatto con Dio, fondamentale nella mia vita. La natura, animata e inanimata, è primo soggetto delle mie opere, nella sua massima perfezione; le persone, al contrario, sono fatte di imperfezioni. Tuttavia, concepisco la mia arte in maniera unitaria e non divisiva, non odio le persone ed è per questo che continuo a produrre arte».

Come vive la società odierna, fatta di tecnologie e velocità? 

«Devo ammettere che faccio fatica a comprenderne tutti gli aspetti. Il passato mi sembrava più semplice, meno ridondante, la vita era più vera e i rapporti interpersonali erano completamente diversi. Adesso mi sento stretto in una società così veloce e sfuggente, sento che il concetto di umanità stia svanendo».

Cosa pensi dell’arte digitale e dell’animazione? Credi che sia da considerare al pari dell’arte fisica? 

«Sono estraneo a queste cose, chiaramente le percepisco come innaturali, seppur io rispetti ogni forma d’arte. Io ho bisogno di toccare l’opera per sentirla, non riesco a porla sullo stesso piano di un disegno digitale. Inoltre sono troppo affezionato ai miei pennelli e ai miei scalpelli! Ho bisogno, insomma, di avvertire il calore dell’arte e, per me, la tecnologia è fredda». 

Che effetto ha il tempo sulla tua vita e la tua arte?  

«Il tempo cambia tutto, è inevitabile. Il flusso della mia arte, però, non si è mai arrestato, e dopo ogni opera sento la necessità di crearne un’altra. In un certo senso la costante ispirazione artistica è allettante, anche se lascia sempre un senso di incompiuto».

Che ruolo ha avuto il dolore nella tua vita? Serve nell’arte?  

«Io vedo tutto sotto una lente prettamente spirituale. Credo che il dolore sia importante per capire i momenti belli della vita, ma che l’arte debba essere evocatrice di bellezza e di positività. La mia vita non è stata mai particolarmente dolorosa, è certo che tutti abbiamo passato dei momenti bui. Io però ho avuto sempre un atteggiamento positivo, cercando di risaltare l’unico particolare positivo e non tutto ciò che c’era di negativo. Inoltre, ho sempre avuto un forte legame con la famiglia: per me è come l’arte, non potrei riuscire a vivere senza».

Tags
  • #Andrea Martone
  • #arte
  • #Capodrise
  • #cultura
Maggie Celine Musone
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