
Angelo Marra, pittore, architetto, fotografo, scenografo e scultore. Eclettico, è l’aggettivo che Angelo Marra utilizza per parlare di sé. A ottobre l’artista ha inaugurato, nella galleria Centrometriquadri di Santa Maria Capua Vetere, una sua mostra intitolata “Costruire ricordi di futuro”. Una mostra che, con colori vivaci e pennellate morbide, ci racconta di diversi problemi della nostra società. Incuriositi dalla mostra, la nostra redazione ha deciso di chiacchierare con l’artista.
«Ho l’impressione che le nuove generazioni non avranno ricordi del loro passato, allora ho deciso di dedicargli una mostra. In particolare, ho dedicato un’opera a mio nipote: “la tavola rotonda”, attorno alla quale ho posto dei quadretti vuoti dove spero lui, un giorno, possa inserire i suoi ricordi. Mio nipote rappresenta anche tutti gli altri bambini nel mondo, in particolare quelle vittime di guerre».
«Penso che oggi si usi troppo poco il colore che occorre a raccontare. Poi durante la mia formazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli ho subìto molto l’influenza del mio professore Gianni Pisani. Nella pittura si può raggiungere la nostra massima espressione. Nella mostra tocco questi temi perché ci toccano tutti i giorni, uso il colore perché nonostante la drammaticità di questi fatti alla fine il tempo comunque procede, la vita continua».
«Alle scuole medie capisco che mi piace disegnare, da lì ho iniziato ad appassionarmi all’arte. Poi ho fatto il liceo artistico ed ho continuato con l’accademia. La mia fortuna è stata di incontrare sempre insegnanti molto validi. Ricordo che fuori dall’orario scolastico molti insegnanti mi hanno portato nei loro studi ed a vedere mostre d’arte. Spesso quando li seguivo facevo le foto, il mio maestro di fotografia è stato Mimmo Jodice, a cui devo molto. Mi piacciono vari tipi di arti: mi definisco eclettico, come penso che un artista debba essere».
«Sì, sono molto legato alla tematica ambientale allora quando posso cerco sempre di usare materiali di recupero. In particolare, uso spesso cartoni. Mi piace molto la moda, ad esempio nell’ultima mostra ho usato molto le cravatte. Sempre nell’ultima mostra nella mia opera principale “la tavola rotonda”, la tavola al centro dell’opera è una tavola reale, quella che una volta era utilizzata unicamente per impastare».
«Un impatto importante, il lavoro artistico non andrebbe svincolato da un attivismo sociale. Ho condotto un lavoro fotografando le mani dei lavoratori, ho partecipato a più mostre benefiche, una per costruire dei bagni in Costa D’Avorio. Durante il covid mi è capitato di prestarmi più volte a mostre benefiche. Cerco di sensibilizzare sempre su temi importanti. Un artista finché è vivo non si ferma»
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