
La fisioterapia è una professione sanitaria regolamentata, che si occupa di cura, prevenzione e riabilitazione. Questo l’ha accennato durante una lunga chiacchierata Angelo Vella, fisioterapista esperto in problemi della colonna. L’intervista è molto avvincente. Dalle parole del Dott. Vella è percepibile la passione nei confronti di quello che fa. Colpisce anche il “pensiero moderno” rivolto al suo settore, che se analizzato da vicino è capace di abbracciare più rami della salute psico-fisica di una persona.
La fisioterapia moderna, ha spiegato Vella, si dirige sempre di più verso la prevenzione e quella che definisce la medicina del “life style”. Cosa si intende? Uno specialista del settore al giorno d’oggi dovrebbe avere competenze tali da comprendere a 360 gradi la problematica del paziente e, di conseguenza, migliorare la sua qualità di vita. Alimentazione, attività fisica, gestione dello stress e qualità del sonno sono tutti elementi indispensabili per curare una persona.
«Tutti quanti noi siamo sottoposti a stress quotidiano. Quest’ultimo è spesso causa di dolori cervicali, mal di testa o vertigini. Il fisioterapista che non ha delle competenze nella gestione dello stress ha un’arma in meno per curare il paziente. Ovviamente la causa non può essere eliminata del tutto ma trattata con tecniche specifiche».
«Io sono un esperto di dolore cervicale, la mia clinica si chiama appunto “Clinica della colonna”. Innanzitutto bisogna capire perché il paziente ha questo dolore. Io come primo screening analizzo il tuo stile di vita, com’è la tua alimentazione. La persona comune non riesce a collegare sintomi “extra” al dolore cervicale, ma spesso un sintomo è solo un campanello di allarme di un qualcosa di più complesso che c’è dietro. Lavorare sulla cervicale significa lavorare sul sintomo ma, se io voglio curare la persona e prevenire, devo andare ad indagare sulle cause».
«Si va ad individuare il problema e cerchiamo di modificare lo stile di vita: abitudini ergonomiche sbagliate, oppure se hai problemi emozionali cerco di indirizzarti verso uno specialista. Qui incontro la più grande barriera. La bravura sta nel convincere il paziente a rivolgersi ad un fisioterapista delle emozioni, ossia lo psicologo magari. Noi abbiamo un network di figure professionali che si collegano alla nostra attività: abbiamo neurochirurghi, ortopedici, fisiatri, psicologi, psicoterapeuti e nutrizionisti. Quindi riesco a coprire a 360 gradi le esigenze dei pazienti. Se elimino il sintomo ma poi non agisco nel profondo e ti riesco a spiegare che hai bisogno anche di altri specialisti oltre me, il mio lavoro è fatto a metà. Saresti prigioniera del tuo sintomo a vita».
«Ce ne sarebbero diversi, ma una paziente in particolare mi è rimasta nel cuore. C’è una problematica che si chiama fibromalgia: è un mix di problematiche strutturali e psicosomatiche, in cui quest’ultime prendono il sopravvento. Questa patologia non ha una cura precisa vera e propria, per questo noi abbiamo strutturato dei programmi specifici per chi ne soffre. Bisogna considerare che spesso questa diagnosi porta il paziente a cadere in una forma di depressione, soprattutto se quest’ultimo inizia a navigare su internet e ci trova la qualunque. Questa paziente arrivò da noi dicendo “se non mi riuscite a curare io mi suicido”».
Il Dott. Vella accettò la sfida, carica di enormi responsabilità. Le fece tante domande non attinenti al suo dolore fisico. Indagando scoprì che la signora aveva una situazione familiare alle spalle molto pesante e delle problematiche strutturali molto forti. Facendo l’addizione di tutti questi fattori il risultato non poteva che essere uno: il loop del dolore.
«C’era da interrompere questa catena negativa – continua Vella- A step abbiamo iniziato a consigliare dei piccoli cambiamenti nello stile di vita della paziente: camminare 30 minuti al giorno, scrivere su un diario quando si avverte il dolore e come ci si sente. Siamo riusciti addirittura a farla andare in psicoterapia: abbiamo agito sul sintomo ma anche sulla componente emozionale. Per me è facile metterti sul lettino e trattarti, ma la sfida più grande è curare nell’interezza il paziente».
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