
Potevamo chiedere agli Animaux Formidables chi fossero veramente. Ma saremmo stati scontati e banali. Gli Animaux Formidables sono esattamente come si presentano. Certo, le loro maschere da gatto in latex aizzano quella curiosità di conoscere i loro volti. Ma, ancora, saremmo stati superficiali e avremmo messo in secondo piano un discorso più interessante: le loro produzioni musicali e i concetti all’interno delle loro canzoni. Quindi, abbiamo sfruttato l’occasione per andare oltre.
Mr & Mrs Formidable formano il duo nel 2022, con un progetto musicale sorprendente. Il loro album We Are All Animals è un progetto dal respiro internazionale e sintetizza quello che può essere considerato il motto degli Animaux Formidables: «In fin dei conti siamo tutti animali, ma lo stiamo dimenticando. Abbiamo assopito gli istinti, abbiamo ridotto le nostre capacità motorie e neuronali, siamo soggiogati da archetipi e status sociali. Indossiamo quotidianamente maschere che celano la nostra reale natura, la nostra anima. L’essenzialità dell’istinto animalesco».
Poi è arrivato X-Factor e il grande pubblico ha reagito in maniera diversa alle loro esibizioni. La loro essenzialità sonora, per quanto mi riguarda, è molto stimolante: rock, fuzz e noise come marchio di fabbrica. Ma poi anche “glamore”. Queste, però, sono tutte etichette per tentare di circo- scrivere il loro talento. Soprattutto nel loro caso, dove si percepisce la voglia di iniziare un processo creativo sempre in evoluzione.

Perché in Italia c’è bisogno ancora di etichettare tutto con termini che magari in questo momento possono andare bene, ma domani non più?
«Probabilmente non è solo in Italia. Crediamo che in genere sia sovente questa necessità di etichettare, di circoscrivere dentro uno o più generi, forse per creare una zona di comfort, o dei parametri coi quali identi- ficarsi, verso il pubblico. Che sia qualcosa di utile o viceversa limitante, infondo poco importa. Quello che conta è riuscire a mantenere vivi curiosità ed entusiasmo. In primo luogo, in noi stessi».
Credo non sia stato un caso che Morgan abbia scelto voi da portare ai live di X Factor. Anche se la vostra esperienza è durata una sola puntata, come è stato lavorare con lui?
«Lavorare con Morgan e prima ancora ricevere il suo totale ed entusiastico supporto, è stata una bella soddisfazione, innanzitutto, nonché una tappa formativa rilevante nel nostro percorso artistico ed anche umano. Eravamo in totale accordo sull’evoluzione futura del nostro progetto. Evoluzione alla quale stavamo tendendo, già autonomamente, prima ancora dell’esperienza X Factor. È stato come se in qualche modo ci conoscessimo già e ci fossimo già confrontati a riguardo prima»
“We are animals” è stato registrato in analogico e in presa diretta. Una scelta tecnico artistica precisa per conservare il vostro graffiante sound?
«Essendo il nostro primo disco l’idea era quella di restituire il più fedel- mente possibile ciò che proponiamo dal vivo. Dunque, sì, in presa diretta e su nastro era la scelta tecnica più consona per tale scopo. “Take” unica da inizio a fine brano, senza montaggi o correzioni successive».
Parliamo dei vostri pezzi: mi sembra che ci sia introspezione e analisi verso dinamiche relazionali e sociali con uno sguardo rivolto alla società odierna. Mi sbaglio o c’è qualcosa che volete aggiungere?
«È esattamente così. Più o meno questa è la linea concettuale di tutti i testi di questo nostro primo lavoro. In prima stesura i nostri testi sono sovente più lunghi, dopodiché, in revisione, applichiamo una logica sot- trattiva ed andiamo a togliere anche intere frasi. Il cuore dei concetti non cambia ma la sintesi concede maggiore spazio a chi ascolta o legge per poter elaborare una propria chiave di interpretazione soggettiva. E ci piace fornire questa possibilità al pubblico».
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