
Dopo un lungo trascorso da dirigente scolastica, oggi Armida Filippelli ricopre il ruolo di assessora alla Formazione professionale in Campania, senza però perdere sensibilità e tatto nei confronti di studenti e giovani. Su di loro sono incentrati parte dei programmi proposti negli ultimi anni dal suo assessorato, di cui abbiamo parlato nel suo ufficio, al Centro direzionale di Napoli.
«La dispersione scolastica è un frutto perverso di arretratezza sociale, culturale ed economica, sulla quale influiscono diversi fattori: fragilità dei genitori, la loro tossicodipendenza ecc. Molti alunni campani sono come Amleto, vittime di tragedie enormi, e questo ti segna. Ho capito che è importante l’ambiente che si crea attorno alla crescita di un ragazzo, per cui il modus operandi adatto, secondo me, è intervenire dall’asilo nido. Quando arrivano a scuola spesso è già troppo tardi, non avendo strumenti cognitivi e lessicali. A Reggio Emilia ci sono asili che fanno un mucchio di attività, diversi rispetto ai nostri. Ho visto cose assurde ai Quartieri Spagnoli. C’è bisogno di cominciare dall’inizio della crescita di un bambino».
«Vedere la trasformazione di alcuni giovani che non avevano speranze e che stavano per strada con il coltello in tasca. Nonostante le situazioni difficili che vivono in famiglia, sono riusciti a rifiorire. Oggi sono sereni, pieni di aspettative. Quando vado a trovarli durante i corsi li vedo cambiati. C’è chi fa il meccanico, chi si occupa di logistica, chi di benessere, chi sceglie un percorso per fare massaggi ai malati oncologici. Questi percorsi durano tra anni, mentre il quarto prevede un diploma, una qualifica europea. Voglio una formazione vera, non fasulla, che possa cambiargli la vita».
«Dell’IFP, Istruzione Formazione Professionale. Si tratta di un progetto che prevede diversi corsi, diretto ai ragazzi che non vanno più a scuola. Questo sistema permette ad essi di imparare un mestiere, ma sempre associato allo studio. Se, per esempio, si opta per il percorso da parrucchiere, è necessario conoscere sia le lingue che le basi di chimica e medicina, visto che si ha a che fare con sostanze pericolose. Il progetto aiuta ad immettersi nel mondo del lavoro: recentemente sono stata a Sorrento per un incontro con MSC Crociere, che assumerà dalle 15 alle 20mila figure, e non solo come marittimi. Sulle loro navi oggi c’è bisogno di tutto, quindi dobbiamo essere bravi ad incrociare domanda e offerta. Siamo intervenuti anche a Caivano, presentando un polo educativo: lì ci sono già 150 giovani che partecipano ai corsi IFP. Nel frattempo, anche sui singoli territori sono nati degli enti di formazione veramente d’avanguardia. A Maddaloni, per esempio, c’è una scuola di cucina che si chiama “Dolce e salato”, la quale prepara chi vi partecipa a diventare chef».
«Progettiamo con loro. Anche le aziende hanno i cosiddetti fondi interprofessionali, una quota di denaro destinata alla formazione. Mentre in passato si pensava che essa sarebbe terminata una volta acquisita la laurea, adesso è continua. Le competenze vanno aggiornate perché diventano facilmente obsolescenti. Oltretutto, in tempi odierni i ragazzi cambiano spesso lavoro perché magari non trovano la giusta dimensione e vogliono migliorare, apprezzando di più le aziende che investono nella formazione e, dunque, nella possibilità di crescita. In Campania ci sono imprese veramente d’eccellenza con palestre e mese, dove il lavoratore si sente parte di un qualcosa, del progetto totale. Così ti senti il protagonista, non una pedina qualsiasi».
«Con i fondi del PNRR abbiamo attivato il programma Gol, destinato a donne e uomini dai 30 ai 65 anni, con 120mila persone in formazione, il quale si pone anche l’obiettivo di ridurre il divario di genere nel mondo del lavoro. In questo caso, i corsi vanno dalle 60 alle 600 ore e offrono l’opportunità di specializzarsi in diverse cose. Il prossimo obiettivo è quello di creare la scuola dei mestieri, magari una per orafi, un’altra di sartoria. Mi piacerebbe puntare sulle nostre antiche vocazioni di nicchia».
«L’autonomia differenziata cristallizza le disuguaglianze. Tutto si basa sui LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni: se, per esempio, la Lombardia ha più fondi, riuscirà ad attirare gli insegnanti più bravi. Anche per la sanità è lo stesso, nonostante la scoperta, durante il periodo Covid, che al Nord non sono a livelli altissimi. Con l’autonomia differenziata il Sud avrà la peggiore scuola e la peggiore sanità».
«Facendo in modo che qui i giovani possano formarsi meglio. E poi offrendo le migliori scuole, altrimenti è ovvio si preferiscano posti nei quali c’è un miglior collegamento con il mondo produttivo. La fuga di cervelli di oggi è diversa, perché si tratta di giovani tutti laureati».
di Donato Di Stasio e Clara Gesmundo
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