
Diseguaglianze economiche, disparità sociali sono tra i problemi più attenzionati dalla Vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone, nel corso della sua carriera politica. Medico Chirurgo e Ricercatrice presso il CNR, già Senatrice nella XVIII legislatura, nella successiva (e attuale) è stata eletta con 68 voti Vicepresidente del Senato della Repubblica.
In visita presso la nostra Redazione, la Senatrice Castellone ha discusso con noi giovani cronisti non solo di quelle che sono le priorità del Movimento 5 stelle, ma soprattutto dei temi più importanti di cui si sta discutendo in Parlamento: Superbonus e Autonomia differenziata. Partendo dal Superbonus ovvero la riforma che, nel post pandemia, ha fatto ripartire un settore in declino da quasi un decennio come quello dell’edilizia e che, ad oggi, non sembra assolutamente essere in fase di ripresa.
Piuttosto c’è il rischio che, in vista delle elezioni europee, questa misura possa diventare un compromesso. Dunque, quali sono attualmente i rischi e la posizione del Movimento 5 stelle? «Come per il reddito di cittadinanza, così per il Superbonus, – afferma la Vicepresidente – è andato in scena un accanimento della maggioranza. Hanno provato a raccontare, in quest’anno di governo, che il Superbonus aveva generato un buco di bilancio; invece, nella legge di bilancio non hanno coperto nulla e, dunque, a conti fatti questo “buco” non c’era. Non hanno invece voluto riconoscere che anche grazie a questa misura, stando ai dati, nei due anni post pandemia il PIL era cresciuto di 12 punti e il rapporto debito/PIL si era abbassato di 11 punti. Stanno provando a trovare un compromesso per dare una risposta, ma una cosa è certa: il Superbonus non si proroga. C’è una piccola apertura per coloro che avevano già completato i lavori, ma la cessione dei crediti è bloccata».
Perché questa riluttanza alla circolazione del credito come metodo economico per far ripartire l’economia? «Questo andrebbe chiesto a loro. La chiave del Superbonus era proprio quella: la cessione dei crediti. Nello specifico usare quest’ultima come moneta; è una cosa che ci hanno copiato tutti gli altri paesi, Stati Uniti in testa, usando la cessione dei crediti fiscali per far ripartire l’economia dopo la pandemia. Inoltre, non bisogna assolutamente dimenticare che ci sono decine di migliaia di imprese che hanno i crediti bloccati nei cassetti fiscali e che, se non c’è un provvedimento immediato, rischiano di fallire. Cosa che chiaramente sta succedendo».

Un altro importante tema di discussione è quello sull’autonomia differenziata. Una misura che metterà in evidenza non solo le disparità tra nord e sud, ma anche tra i centri e le periferie ovvero quella parte di popolazione che vive in zone che difficilmente riescono ad accedere ai servizi come sanità e scuola pubblica. All’interno di questo disegno di legge vi è data la possibilità alle Regioni di gestire ben 23 materie da cui derivano 500 funzioni, definite dallo stesso Calderoli, in cui è presente qualsiasi aspetto: dalla ricerca, alla sanità, all’energia, alla tutela dei beni culturali etc…
Un esempio: con questa misura le Regioni potranno scegliere che tipo di contratto fare ad un medico; questo stesso medico che fa uguale lavoro verrà pagato diversamente da una Regione all’altra. O, ancora, la tutela dei beni culturali sarà completamente affidata alle Regioni: dunque, una regione non potrà solo decidere come valorizzare il bene in questione, ma se ne occuperà interamente.
«Verrà tradito – afferma la Vicepresidente – ciò che è scritto nell’articolo 3 della Costituzione. L’articolo dice: “il compito della Repubblica è rimuovere qualsiasi ostacolo che impedisca il pieno sviluppo della persona umana”. In particolare, pensiamo alla sanità: il report di Gimbe ci dice che ogni anno l’Italia spende più di 4 miliardi in “migrazione sanitaria”. Ovvero, ci sono persone che si spostano dalle proprie Regioni per andarsi a curare, altrimenti le liste d’attesa delle città in cui vivono sarebbero lunghissime e, per alcune malattie, aspettare di curarsi può fare la differenza tra la vita e la morte. Questi 4 miliardi per il 90% di saldo attivo sono nelle casse di 3 Regioni che sono anche quelle che chiedono più autonomia: Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Più del 70% di saldo passivo sono nelle casse delle regioni del Sud Italia. Con l’autonomia differenziata si creerà un forte divario, una concorrenza di beni e servizi tra le Regioni e renderanno strutturali e radicati quei divari».
Ma a sorprendere sono soprattutto i tempi così celeri di approvazione. «In pochi mesi – continua la Senatrice – questa maggioranza è riuscita a chiudere la discussione in un ramo del Parlamento, usando alcuni escamotage. In primis hanno collegato alla manovra di bilancio il disegno di legge Calderoli: facendo ciò hanno accorciato i tempi della discussione perché essendo un collegato alla legge di bilancio dell’anno scorso deve essere approvato in un tempo rapido. Per esempio, abbiamo continuato addirittura la discussione in sessione di bilancio quando invece, durante i mesi in cui la Camera lavora in sessione di bilancio, si sospende la discussione su tutti gli altri provvedimenti.
Questo è andato avanti e, inoltre, hanno evitato di farci approfondire il quadro economico-fiscale. La legge sull’autonomia in Senato non è stata incardinata nella commissione bilancio, ciò significa che noi non abbiamo potuto approfondire i rilievi che sono stati fatti da Banchitalia, dalla Commissione Europea, dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Tra l’altro, questi rilievi, hanno posto l’attenzione sul fatto che, con l’approvazione di questa legge, ci saranno meno risorse nelle casse dello Stato vista la grande autonomia permessa alle Regioni soprattutto sul trattenimento del proprio gettito fiscale».

Scelto da Fratelli d’Italia per dirigere la Fondazione del Teatro Di Roma (e dunque con la gestione di ben quattro dei teatri più prestigiosi della Capitale: l’Argentina, il Torlonia, l’India e, dopo il completamento dei lavori di restauro attualmente in corso, il Valle) la nomina di Luca De Fusco ha infiammato, e non poco, l’opposizione e il mondo dello spettacolo che ha opposto fortemente resistenza a questa “nomina dall’alto”.
«Ci hanno abituato – continua la Vicepresidente Maria Domenica Castellone – a questo modo di fare: stanno occupando tutto ciò che si può occupare in spregio a qualsiasi regola, è un asso piglia tutto. La cosa più preoccupante è anche il modo in cui fanno le selezioni: non vi è nulla di meritocratico. L’unico criterio sembra la parentela, sta tornando ad essere centrale il discorso dell’etica pubblica».
Per non parlare poi dell’emendamento Costa o anche “legge bavaglio”: un altro passo falso della politica per mettere a tacere i liberi cronisti. «Il decreto non riguarda la stampa quindi si continua a inserire all’interno di leggi che parlano di tutt’altro dei provvedimenti che hanno un fine ben preciso: punire la stampa e l’informazione libera che, a nostro avviso, deve essere tutelata assolutamente. Fortunatamente ci sono giornalisti coraggiosi che riescono ad accendere dei fari all’interno di questa informazione che sembra totalmente anestetizzata» conclude la Senatrice.
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